Le istituzioni e il "consorzio criminale"

Filippo Tosattovenezia. Vittorio Zappalorto, Maria Augusta Marrosu, Romano Fusco: tre prefetti della Repubblica sotto accusa per gli illeciti commessi nella gestione di profughi e immigrati stranieri nella Lampedusa dell'est, come fu ribattezzata Gradisca d'Isonzo negli anni della "grande invasione" attraverso il confine austriaco. Una stagione, quella tra 2011 e 2015, caratterizzata dalle gravi illegalità imputate al «consorzio criminale» (così lo definisce il pm Valentina Bossi) costituito dalle cooperative riunite nella onlus trapanese "Connecting People": responsabili della gestione dei centri per migranti(Cie e Cara), lucravano sui finanziamenti statali "gonfiando" le presenze dei richiedenti asilo e speculando su servizi, forniture e manutenzione, fino a trascinare il centro d'accoglienza al limite del collasso.la turbativa d'astaPer questi illeciti, la magistratura goriziana ha incriminato a suo tempo una ventina di dirigenti, amministratori, rappresententi legali e addettidel consorzio siciliano; ora l'inchiesta ter accende i riflettori sui servitori dello Stato, indagati per un ventaglio di reati che include il concorso esterno in associazione a delinquere, la turbativa d'asta, la truffa e l'omessa denuncia. È il caso di Marrosu (in carica dal 2008 al 2013 e poi trasferita, senza fortuna, a Treviso dove sarà travolta dalle proteste anti-profughi) "rea" di aver sottoscritto il contratto - 16,8 milioni di euro - con i cooperanti consorziati per la gestione di Cie e Cara «a distanza di pochi giorni dalla notifica da parte della Procura dell'avviso di conclusione indagini anche ai vertici di Connecting People», nel 2013, ovvero in una fase già caratterizzata da pesanti sospetti sul "sistema delle coop". Secondo il pubblico ministero, la sua attività si è rivelata «causalmente idonea in relazione agli scopi criminosi dell'associazione» al pari di quella attribuita a Zappalorto, a Gorizia tra gennaio 2014 e luglio 2015, oggi prefetto di Venezia.appalto da 16,8 milioniEntrambi respingono con sdegno gli addebiti ma secondo la Procura «i loro comportamenti e le loro omissioni sono risultate indispensabili per la buona riuscita» del progetto criminoso. A Zappalorto - sebbene sia l'artefice dei monitoraggi sul centro culminati nell'allontanamento di Connecting People da Gradisca - si contesta anche l' aver omesso omesso di segnalare all'autorità giudiziaria i casi di «frode e inadempimento» emersi nel corso dei controlli, «limitandosi a trasmettere una relazione al solo ministero dell'Interno».LA COMMISSIONE DI GARASfumata la posizione di Fusco, all'epoca viceprefetto e in seguito promosso, chiamato in causa perché componente della commissione aggiudicatrice della fatidica gara d'appalto. Fin qui il teorema degli investigatori, riassunto dal pm nell'atto preliminare alla richiesta di rinvio giudizio. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI