Paralisi e primarie tardive, così il Pd rischia di estinguersi

Grande confusione sotto il cielo, ma la situazione non è affatto eccellente, si potrebbe dire parafrasando, non troppo ironicamente, il Grande Timoniere. Il Pd fissa le primarie per il 3 marzo, scadenza che appare troppo in là nel tempo. Già è incomprensibile il fatto che, dopo la pesante sconfitta elettorale, i dem non abbiano ancora: fatto una seria analisi del voto; celebrato il congresso; scelto nuova leadership. Tergiversare ulteriormente è troppo: il tempo in politica è decisivo. Come pensano sia possibile, i dem, condurre una campagna elettorale dalla posta così alta come le prossime europee, dandosi un nuovo leader e, si spera, una linea politica chiara, a soli tre mesi dalla chiamata alle urne? L'impresa sarebbe già ardua per un partito con meno problemi, figurarsi per il Pd, lacerato al suo interno e a rischio di una nuova scissione. In gioco è l'esistenza del partito, che non sopravviverebbe a una nuova, drammatica, disfatta. Non riorganizzarsi rapidamente, mentre i partiti nazionalpopulisti sono al governo e la prospettiva, per la prima volta dalla fondazione della Repubblica, è quella della nascita di una destra di massa su posizioni estreme, è già, come avrebbe detto uno storico protagonista delle convulse fasi postrivoluzionarie, "peggio di un crimine, è un errore politico". Una delle cause della sconfitta dei dem è stata la percezione collettiva che il partito esprimesse un ceto politico autoreferente, lontano dai problemi dei cittadini. Nella drammatica rottura sentimentale che ha segnato il rapporto tra il Pd e il suo storico elettorato tale motivazione non è stata certo secondaria La vicenda della data delle primarie, così come quella della tardiva convocazione del congresso, conferma quella percezione. Il conflitto interno è tale da paralizzare anche le scelte che parrebbero ovvie ma perseverare è diabolico. Per questo, al di là delle regole, il Pd farebbe bene a decidere almeno che sia proclamato segretario il vincitore che non raggiunga la maggioranza assoluta, ipotesi non peregrina visto il numero delle candidature. Invitare i cittadini a scegliere il leader e poi, nel caso nessuno dei candidati ottenga il 51%, affidare all'Assemblea il compito di indicarlo, riconsegnando il pallino alle mediazioni delle correnti, sarebbe mortale per il Pd. Tempi eccezionali impongono procedure eccezionali. Nei frangenti attuali una deroga al regolamento è necessaria. Verrà poi il tempo per discutere se le primarie siano o meno lo strumento più adatto per scegliere le leadership di partito, se siano più indicate per una scelta di coalizione, o se i membri di una comunità politica abbiano diritto a una maggiore voce in capitolo nella selezione del gruppo dirigente. Insomma, primum vivere, diceva qualcuno in frangenti politici in cui l'esistenza del suo stesso partito pareva decisamente a rischio. L'imperativo non è molto diverso, semmai più preoccupante è lo scenario. - BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI