La sfida di Padova «Entro il 2020 via tutti i cassonetti dalle strade»

Nella raccolta differenziata la città di Padova arranca e trascina l'intera provincia nelle retrovie della classifica veneta. Peggio della città del Santo fa solo Verona, magra consolazione. Tanto più se si considera che lo stacco con i più bravi, i trevigiani, è da capogiro: oltre trenta punti percentuali di differenza. Padova è ferma al 50,9%, Treviso svetta all'81,8. Ma all'Amministrazione del sindaco Sergio Giordani sembra non garbare affatto la posizione da fanalino di coda. E scommette su un piano a tappe forzate per spingere sulla differenziata tramite la raccolta "porta a porta" e togliere dalle strade cittadine tutti i cassonetti entro il 2020. Il circolo virtuoso arriva da sé: più differenziata, più riciclo, meno immondizia da spedire all'inceneritore.rotta tracciataIn due anni il Comune di Padova vuole assicurare la possibilità - e a quel punto anche l'obbligo - di fare la raccolta differenziata dei rifiuti a casa, con il servizio "porta a porta". Il mese scorso si sono aggiunti ai quartieri già serviti in questo modo anche Mortise e San Lazzaro, raggiungendo un bacino di utenza di 95 mila abitanti, quasi la metà dell'intera popolazione. Oggi la differenziata si stima in media sotto il 55%, di cui una quota del 94,6% effettivamente avviata a recupero. Ma il dato non va oltre il 40% nei quartieri dove c'è ancora la raccolta stradale, con i cassonetti. Con il "porta a porta", invece, si sfiorano percentuali del 70%. L'assessore all'Ambiente Chiara Gallani è convinta: «Il "porta a porta" è un sistema efficiente, dove viene applicato non ci sono segnalazioni di problemi». i problemiLa strada verso l'omogeneizzazione del servizio, estendendo il "porta a porta" a tutti i quartieri della città, è lastricata di intoppi. Il fenomeno principale che si riscontra è il cosiddetto "nomadismo" dei rifiuti. Chi non è ancora avvezzo alla differenziazione dei rifiuti e persuaso della bontà della pratica, va in cerca del cassonetto più vicino, fuori del suo quartiere, per abbandonarci la sua immondizia. Vanificando così i buoni propositi di chi spinge per la differenziata. «Per ovviare a questo problema» assicura Gallani, «serve omogeneità di servizio, nono solo dentro la città ma anche con i centri vicini. E particolare attenzione dovremo prestare allo stesso modo per la questione dell'abbandono dei rifiuti ingombranti». la provinciaPresa nel suo insieme la provincia padovana fa meglio della città di Padova, trainata da tanti piccoli comuni virtuosi. La media di differenziata si attesta al 63,6%. Un dato per altro non omogeneo su tutto il territorio. Il bacino Padova Centro (Padova città, Abano, Ponte San Nicolò, Albignasego e Casalserugo) è al 54,6%; il bacino Padova Sud (Bassa padovana e Piovese) viaggia su una media del 69,3%, come il bacino Brenta (cintura urbana, area Terme-Colli e Alta padovana).meno rifiutiLa provincia di Padova sembra ben avviata anche verso quello che Legambiente indica come obiettivo primario, ovvero ridurre la produzione dei rifiuti. Il trend padovano è positivo: la produzione di rifiuti pro capite è passata da 566 a 555 chili l'anno nel bacino Padova Centro, da 399 a 396 nel bacino Brenta, da 438 a 429 nel Padova Sud. Buoni i dati sulla plastica: in provincia se ne produce mediamente 1,1 chili pro capite contro una media regionale che sfiora i 4 chili. La classifica dei comuni più virtuosi è guidata da Baone, Solesino, Vescovana, Carceri, Megliadino San Vitale, Vigodarzere, Granze, Villafranca e Loreggia, tutti sopra il 75% di differenziata. --Elena Livieri