Il nodo Irlanda prima del via libera La Brexit è a un passo: gli scenari

in 5 puntiRoberta CarliniQualcuno si è augurato che nasca il 29 marzo, l'ultimo erede della dinastia reale inglese il cui concepimento è stato ieri annunciato da Harry e Meghan. Cioè nello stesso giorno nel quale dovrebbe scattare la Brexit. Il cui processo si è però impantanato nella rottura dei negoziati tra governo inglese e Ue. «Restano pochi ma seri nodi da sciogliere», ha detto ieri la premier Theresa May. Seri al punto da mettere a rischio la tenuta del suo governo. E non basterà l'annuncio del futuro nuovo royal baby per distrarre un'opinione pubblica sempre più disorientata, divisa tra chi si augura una marcia indietro sulla strada della separazione intrapresa con il referendum del 23 giugno 2016 e chi, tra i nazionalisti e l'ala dura dei Tories, spinge per un'uscita senza accordo.1 Il confine con l'IrlandaIl nodo più serio, sul quale i negoziati si sono fermati, è quello del confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d'Irlanda. Cioè come fare in modo che da un giorno all'altro due Paesi confinanti e con intensi rapporti economici non si trovino a essere l'uno dentro e l'altro fuori l'Ue, dunque separati da una frontiera, con dogane e tutto quel che ne consegue. Delle due l'una: o rinasce la frontiera, oppure il Nord Irlanda resta dentro l'Ue, dunque nasce un nuovo muro doganale all'interno del Regno Unito. 2 La frontiera e il ponteLa proposta europea andava nella seconda direzione, con il Nord Irlanda che dovrebbe rimanere soggetto a tutte le regole e condizioni dell'Ue. Londra rifiuta questa soluzione, proponendo una soluzione ponte nella quale, di fatto, anche dopo la Brexit e fino al dicembre 2021 tutto il Regno Unito resta nell'area di libero scambio nella Ue. Una "soft Brexit" che non piace a Bruxelles, che teme un comportamento opportunistico di Londra che potrebbe scegliersi à la carte solo quel che le serve dell'Ue, ma neanche all'ala dura dei tories, che vuole un taglio netto.3 La questione DupNegli ultimi giorni sembrava che tra le due posizioni si stesse costruendo una soluzione di compromesso, che però si scontra con la fiera opposizione del piccolo Dup, il partito democratico unionista dell'Irlanda del Nord, che non vuole neanche l'ombra di una nuova frontiera commerciale nel mare d'Irlanda, ed è anche incalzato dal mondo degli affari che teme l'inevitabile rallentamento dei commerci che deriverebbe da una dogana. Il Dup conta solo dieci voti in parlamento, ma essenziali per la sopravvivenza del governo.4E le persone?Sui movimenti delle merci e le dogane si è dunque fermato il negoziato. Quanto alla libera circolazione delle persone, obiettivo della Brexit è fermare l'immigrazione, anche comunitaria; ma dovrebbero essere "salvi" tutti gli europei già residenti in Gb. L'incertezza ha comunque già portato a cambiamenti di strategie delle grandi multinazionali che hanno i quartieri generali a Londra, e fa temere una fuga dei cervelli dalle università, in caso di perdita dei finanziamenti comunitari alla ricerca.5Il fattore TrumpIl nuovo giorno della verità è domani, quando 27 leader dell'Ue si troveranno a Bruxelles per il Consiglio europeo. Se May non riuscirà a scovare una nuova linea di compromesso digeribile sia per l'Ue che per il suo partito, lo scenario è quello di una "hard Brexit", un'uscita senza accordo. Che probabilmente non sarebbe gestita da May ma da uno dei popolari leader dell'ala dura del suo partito. Uno scenario che molti britannici, anche tra coloro che nel 2016 hanno votato per Brexit, probabilmente non festeggerebbero e che metterebbe a rischio anche la tenuta del Regno Unito; ma che troverebbe un certo favore Oltreatlantico, nel presidente degli Usa Trump, che ritroverebbe piena libertà d'azione con il suo storico alleato in Europa, opzione non trascurabile in tempi di guerre commerciali. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI