Boom di Airbnb in città «Un accordo con il sito per riscuotere le tasse»

Luca Preziusi / PADOVAÈ boom di appartamenti turisti ed Airbnb a Padova. Un fenomeno in costante crescita che adesso Palazzo Moroni si trova a dover regolare. Come? Con un codice obbligatorio che identifica gli appartamenti adibiti a locazione turistica e il versamento della tassa di soggiorno direttamente ad Airbnb, in funzione anti-evasione. L'amministrazione Giordani infatti sta chiudendo un accordo con il principale sito di appartamenti turistici in affitto, Airbnb appunto. Dalla tassa di soggiorno, infatti, entrano nelle casse comunali circa 2 milioni di euro l'anno, ma dal 2015 al giugno 2018 solo 130 mila euro sono arrivati da appartamenti e bed and breakfast, la quota maggiore proviene dagli hotel. Anche se dal 2016 al 2017 sono raddoppiate le notti passate nei B&B, e quest'anno solo nel primo semestre sono stati raggiunti numeri sopra la media.La TASSA DI SOGGIORNOSi tratta di un'imposta che ogni visitatore deve corrispondere per ognuna delle notti trascorse in una struttura ricettiva cittadina. Solitamente si addebita come extra aggiunto al costo della camera. A Padova le tariffe sono: 95 centesimi per gli hotel a 1 stella e i B&B; 1,40 euro per le strutture a 2 stelle; 1,90 per gli alberghi a 3 stelle e infine 2,85 euro per gli hotel di lusso da 4 stelle in su. Gli alberghi incassano direttamente la tassa dai turisti e poi la girano con cadenza mensile nelle casse comunali.B&b ed appartamentiI numeri sono chiari: la crescita degli appartamenti turistici è costante a Padova. Oggi le strutture registrate come locazioni turistiche nella città del Santo sono appena 465, ma ce ne sono molte altre che restano fuori dal radar di Comune e Regione. Ed è praticamente impossibile verificare se il versamento della tassa di soggiorno è corripondente alle presenze effettive. Il sospetto è che il fenomeno dell'evasione fiscale non manchi. I numeri quindi potrebbero essere anche molto più alti, visto che non è necessario il cambio di destinazione d'uso e per avviare l'attività è sufficiente la comunicazione del proprietario agli uffici regionali. Se nel 2016 il totale delle notti passate da visitatori in appartamenti e B&B è stato di 30.605, pari a un incasso di 29 mila euro di tassa di soggiorno, nel 2017 si è arrivati a quasi 65 mila notti e 62 mila euro di imposta. Ma solo nel primo semestre del 2018 siamo già a 43.459 notti. Quindi se da un lato c'è una netta ricaduta positiva sulle presenze turistiche, dall'altro è più forte la necessità di combattere le frodi, anche a tutela degli alberghi che correttamente versano quanto dovuto.AIRBNB E CONTRASTO ALL'EVASIONE«Abbiamo deciso di muoverci avviando una interlocuzione con il principale gestore di prenotazioni per appartamenti turistici. Per questo nei mesi scorsi ho incontrato il responsabile per i rapporti istituzionali di Airbnb e abbiamo condiviso l'opportunità di regolarizzare la situazione», ha spiegato l'assessore ai tributi Antonio Bressa.In che modo? «I tecnici stanno lavorando assieme per definire le modalità operative con cui Airbnb incasserà direttamente dai proprietari degli appartamenti l'imposta di soggiorno per poi girarla al Comune - risponde - Siamo ormai arrivati a definire gli ultimi dettagli. Entro fine ottobre sigleremo l'accordo per essere operativi con il nuovo regime dal primo gennaio 2019». L'obiettivo è quello di far emergere tutte quelle locazioni turistiche che attualmente non versano l'imposta e limitare la "concorrenza sleale" nei confronti delle strutture ricettive tradizionali: «Questo modello poi potrà essere esteso anche ad altri siti di prenotazione on-line» ha garantito Bressa. Chi non risulterà iscritto al portale (e non avrà il codice) sarà soggetto a controlli sull'agibilità, la conformità alle prescrizioni urbanistiche, edilizie, igienico sanitarie, e alle norme per la sicurezza degli impianti. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI