Siria, spari sul team Onu L'Opac non entra a Duma

ROMALa città è lì, pochi chilometri a est di Damasco, ma gli ispettori dell'Opac, l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, non sono ancora riusciti ad entrare a Duma, dove lo scorso 7 aprile c'è stato un presunto attacco con gas chimici, contro i ribelli, che ha causato oltre 70 morti. Una strage che ha suscitato reazioni da parte di Usa, Francia e Gran Bretagna, che in risposta hanno attaccato con 120 missili il regime di Bashar al-Assad. Martedì una squadra dell'Onu, incaricata di fare un sopralluogo nella città siriana in vista dell'arrivo del team dell'Opac, è stata bersaglio di spari ed è dovuta rientrare a Damasco.Un attentato che complica le cose e rallenta l'inchiesta sul caso, come emerge dalle parole degli stessi vertici dell'Opac: le indagini internazionali cominceranno «solo se agli ispettori sarà consentito un accesso incondizionato» ai luoghi. «Al momento - ha sottolineato Ahmet Uzumcu, capo dell'Opac - non sappiamo quando la squadra potrà essere a Duma». L'Organizzazione - ha aggiunto - attende l'approvazione da parte del «team dell'Onu che si occupa della sicurezza. Lo stesso ambasciatore siriano alle Nazioni Unite, Bashar Jaafari, ha precisato che quello di martedì è stato un sopralluogo dell'Onu per la sicurezza, per stabilire se le condizioni siano adeguate per poter fare entrare la squadra dell'Opac. I colpi di arma da fuoco sono stati sparati contro gli esperti dell'Onu presenti in particolare nella città della Ghouta orientale. «Non sono stati feriti e sono tornati a Damasco», ha detto un funzionario delle Nazioni Unite. Già lunedì un rappresentante delll'Opac aveva fatto riferimento a «problemi di sicurezza» e alla presenza di mine per le strade di Duma. Intanto ieri Raed Saleh, direttore dei cosiddetti Caschi bianchi - gli uomini e le donne della Siryan Civil Defence, un'organizzazione fondata nel 2013 per scopi umanitari - ha dato agli esperti dell'Opac le coordinate del presunto attacco chimico del 7 aprile. «Abbiamo consegnato alla missione di accertamento dei fatti tutte le informazioni raccolte sull'attacco chimico, compreso l'esatto luogo di sepoltura delle vittime», ha detto Saleh all'agenzia di stampa Reuters. Gli spari contro la squadra dell'Onu ha suscitato reazioni anche nella politica italiana. «Un governo che fosse guidato dalla Lega e da Matteo Salvini sicuramente non abbasserebbe la testa davanti ad altri bombardamenti insensati in giro per il mondo», ha detto lo stesso Salvini, parlando a Catania, sugli scenari internazionali dopo i bombardamenti in Siria. A Firenze ieri pomeriggio s'è svolto un presidio pacifista davanti alla prefettura per chiedere la fine della guerra in Siria e in tutto il Medio Oriente.Sulla guerra in Siria, giunta all'ottavo anno, il Wall Street Journal rivela che Donald Trump avrebbe intenzione di sostenere il dispiegamento di una "forza araba" in Siria, finanziata da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, per rimpiazzare le truppe americane. Obiettivo: stabilizzare il Nord-Est del paese, dopo la disfatta dello Stato islamico. (l.l.)©RIPRODUZIONE RISERVATA