Centrodestra diviso ma a Treviso resiste il patto per Conte

di Andrea PasseriniwTREVISOIn un centrodestra veneto che esplode a poco meno di due mesi dalle comunali, Treviso fa eccezione. Forza Italia e Lega si sono spaccati a Vicenza: Fratelli d'Italia ha rilanciato con Francesco Rucco, e l'avvocato Fabio Mantovani, designato da Forza Italia a cui spettava la scelta del candidato nel capoluogo berico, ha visto la Lega sfilarsi e saltare sul carro dell'ex An voluto da Sergio Berlato. Corsa separata anche ad Adria: gli azzurri candidano il vicesindaco Federico Simoni, la Lega punta su Manuela Beltrame.Situazione esplosiva anche a San Donà. In riva al Piave il vice governatore Forcolin rilancia Franesca Pilla, quando tutto faceva pensare alla corsa a braccetto di azzurri e leghisti per Gianni Corradini, gradito ai forzisti. E poi ancora baruffe a Villafranca Veronese, e a spot in altri piccoli comuni meno rilevanti per il quadro veneto.A Treviso, però, nulla di tutto questo. E basti dire che il candidato sindaco c'è, scelto da mesi: Mario Conte, capogruppo uscente del Carroccio, benedetto da Salvini, Zaia (con tanto di lista in comproprietà con lo Sceriffo Gentilini) e dai vertici regionali azzurri, Paroli e Brunetta in primis. C'è un centrodestra insolitamente unito - è rimasto fuori solo il Popolo della Famiglia, Gentilini vuole ora recuperare anche Vittorio Zanini ed Enrico Renosto, ex del Pdl, su cui invece la Lega Nord è più restia - che ha saputo far rientrare all'ovile anche lo l'ex sindaco Gentilini, fino a un mese fa in collisione totale con la Lega. C'è, ancora, una campagna elettorale avviata, con Conte e il suo vice in pectore Andrea De Checchi attivissimi fra centro e quartieri. E c'è Forza Italia che ha appena eletto il suo parlamentare proprio nel collegio del capoluogo (Raffaele Baratto), che del ritorno di De Checchi, capogruppo Pdl, poi senza tessera ma di area, ora tornato in Fi, fa il trampolino per rilanciarsi in città dove ha pagato pesanti dazi elettorali. Primo passaggio la sede in piazza dei Signori, sotto la torre, inaugurata sabato con tanti candidati noti della comunità trevigiana: medici, artisti, imprenditori, manager, esponenti del volontariato, giovani, professionistiE c'è la scommessa della Lega, con tutti gli alleati, di riprendere Treviso, la città simbolo perduta nel 2013. Per il Carroccio, se non è questione di vita o di morte, poco ci manca. Si è mosso Zaia in prima persona, peraltro.Non stupisce, se la stessa Forza Italia di Marca e del capoluogo assista con sconcerto, quando non con fastidio, a quanto sta avvenendo nel resto del Veneto, soprattutto a Vicenza. È evidente che Forza Italia nel Veneto, uscita malconcia dalle urne del 4 marzo, sta facendo i conti con una fase di travaglio cruciale. E potrebbe rivelarsi una sfida forse epocale a Nordest e negli equilibri del Nord.Mentre esplodono le tensioni interne - in particolare la rivolta degli ex An, penalizzati dalla liste delle recentissime politiche - ecco che c'è chi chiede il partito unico del centrodestra. E ancora, tutti i mugugni contro la gestione di Paroli e Brunetta, da numerosi campanili, si stanno coalizzando, con i dimenticati e i penalizzati dalla corsa per Roma che rivendicano visibilità, spazio, garanzie di consenso ignorate al momento delle liste.E in tutto questo, la minaccia esterna: la grande Opa lanciata dal governatore Luca Zaia con le sue liste alle prossime comunali per scalare il centrodestra moderato, e per creare nuovi equilibri nella stessa Lega. A Venezia giurano che il governatore abbia fatto due conti. Rafforzare ulteriormente la sua posizione, dopo la vittoria al referendum, sarebbe il miglior trampolino per Roma, soprattutto se si dovesse tornare alle urne fra un anno, fatta la riforma elettorale. Un appuntamento in cui Zaia potrebbe giocarsi appieno le sue chances da aspirante premier, da lui negate ma sempre aleggianti per la sua capacità di attrarre consenso trasversalmente.©RIPRODUZIONE RISERVATA