«Alleanze fra i costruttori per far crescere il mercato»

di DANIELE P.M. PELLEGRINI«Il passaggio dal ruolo classico di costruttore a quello di fornitore di soluzioni di mobilità comporta una transizione lunga che noi dobbiamo gestire passo per passo e senza forzature». La frase che racconta il grande cambiamento della Ford è di Steven Armstrong, che ha da poco sostituito Jim Farley alla guida dei mercati europei (oltre a quelli di Medio oriente e Africa. Il suo compito è quello di pilotare nel vecchio continente la transizione della casa americana dal ruolo storico di produttore di stampo generalista a quello strategico di "global mobility provider" del futuro, e la complessità sta nel fare i conti con mercati come quelli del vecchio continente che, diversamente dagli Usa, sono automobilisticamente molto legati alle tradizioni e all'immagine di marca. Quindi se gli obiettivi sono ben definiti i problemi sono il come e quando arrivarci. Quali saranno le difficoltà maggiori? «Il lato più critico, dal nostro punto di vista, sono e saranno le infrastrutture. Tutti i grandi costruttori hanno la consapevolezza di quali sono i passi da compiere e della necessità di un'azione comune. Se, per esempio, parliamo di auto elettriche la questione dei punti e dei sistemi di ricarica è basilare, tanto è vero che, assieme a Daimler Volkswagen e Bmw abbiamo realizzato un consorzio per la creazione di un network di 400 "power station" a carica rapida». Quindi nessuna concorrenza fra costruttori? «Sui temi principali della mobilità futura c'è un atteggiamento sostanzialmente omogeneo che si manifesta con la nascita di joint venture in molti settori. Siamo concorrenti nei prodotti ma dobbiamo anche sostenere lo sviluppo delle infrastrutture e delle nuove tecnologie».Se si parla di infrastrutture da alcune parti vengono critiche sulla questione dell'energia necessaria per alimentare la mobilità elettrica.«Il problema della produzione di energia e dell'inquinamento connesso si incrocia da una parte con i progressi delle nuove fonti e lo sviluppo delle rinnovabili, dall'altra con tutti i possibili risparmi e l'efficienza dell'utilizzo di energia. Ovviamente questo non è il nostro settore e non riguarda direttamente i costruttori; comunque noi siamo coinvolti e, da parte nostra, stiamo lavorando sul principio delle "smart grid" per il migliore sfruttamento dell'energia». La transizione verso la mobilità futura è un fatto globale o ha aspetti "locali" differenti? «La strategia è globale ma occorre tener presenti le specificità. Noi abbiamo creato un polo in Inghilterra dedicato alla regione Europa; a Londra c'è un team che studia quelle che noi chiamiamo City Solutions, ossia monitora e studia la situazione nel vecchio continente e le specificità di tutte le grandi metropoli europee». Di tutto ciò esiste già qualcosa di concreto? «Certamente. Possiamo parlare di cose come il Transit a propulsione ibrida che sarà commercializzato nel 2019, o lo sviluppo dei digital service che aiutano a migliorare il traffico. È importante il servizio Chariot a Londra che funziona molto bene; abbiamo studiato quattro percorsi utili a collegare punti significativi per gli utenti e che in futuro potranno essere percorsi in autonomia». Fate concorrenza al trasporto pubblico? «Non è il nostro ruolo, però siamo convinti che queste iniziative devono incrociarsi con il trasporto pubblico che a sua volta deve evolversi integrando le altre soluzioni; questa è la nostra visione della mobilità urbana del futuro». ©RIPRODUZIONE RISERVATA