Dj Fabo, il governo "difende" il reato di aiuto al suicidio

ROMAArrivano le indicazioni "operative" del ministero della Salute per effettuare il Testamento biologico: sono stati infatti pubblicati sul sito del dicastero tutti i chiarimenti, una sorta di vademecum, indirizzati ai cittadini che vogliano compilare le proprie Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat). La legge sul Biotestamento regolamenta le scelte sul fine vita, stabilendo che in previsione di un'eventuale futura incapacità di autodeterminarsi ci sia la possibilità per ogni persona di esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto su accertamenti diagnostici, scelte terapeutiche e singoli trattamenti sanitari, inclusi l'alimentazione e l'idratazione artificiali. Inoltre, nei casi di paziente con prognosi infausta a breve termine, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili o sproporzionati, e in presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente.Possono fare le Dat tutte le persone maggiorenni capaci di intendere e di volere. La redazione delle Dat, afferma il ministero, può avvenire in diverse forme: atto pubblico, scrittura privata autenticata e scrittura privata consegnata personalmente presso l'ufficio dello stato civile del proprio Comune di residenza, che provvede all'annotazione in un apposito registro, ove istituito. Potranno inoltre essere consegnate personalmente presso le strutture sanitarie, nel caso in cui le Regioni che adottano modalità telematiche di gestione della cartella clinica o il fascicolo sanitario elettronico abbiano regolamentato la raccolta di copia delle Dat. La legge di Bilancio 2018 ha inoltre stanziato 2 milioni di euro per la realizzazione di una Banca dati nazionale delle Dat, che sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento.La legge 219 prevede anche la possibilità di indicare nella Dat un fiduciario e stabilisce che le Dichiarazioni possono essere disattese, in tutto o in parte, dal medico in accordo con il fiduciario, qualora esse appaiano incongrue o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente o se sussistano terapie non prevedibili all'atto della sottoscrizione capaci di offrire concrete possibilità di miglioramento delle condizioni di vita. di Fiammetta CupellarowROMAIl governo Gentiloni ha dato mandato all'Avvocatura di Stato di difendere davanti alla Corte Costituzionale il reato di aiuto al suicidio. E lo ha fatto ieri alle 13 nell'ultimo giorno utile per costituirsi in giudizio nel processo contro Marco Cappato, l'esponente radicale che da anni si batte per la libertà di scelta nel fine vita, accusato di aver accompagnato Fabiano Antoniani, noto come dj Fabo, cieco e tetraplegico a morire in una clinica Svizzera. Reato per cui rischia una condanna fino a 12 anni. Una mossa definita da fonti del ministero della Giustizia «necessaria», ma che contrappone il governo ai giudici della Corte d'Assise di Milano che a febbraio avevano avanzato dubbi sulla costituzionalità della norma sull'istigazione al suicidio (l'articolo 580 del codice penale) rinviando gli atti alla Consulta. Non solo. Nelle scorse settimane l'associazione Luca Coscioni aveva raccolto 15mila firme a sostegno di un documento nel quale si chiedeva al governo di non intervenire. Avevano firmato anche Roberto Saviano, Piergiorgio Odifreddi, Carlo Flamigni e numerosi docenti di diritto. Ma non c'è stato nulla da fare. Il governo si è costituito in giudizio precisando che non è una decisione presa contro il comportamento di Cappato, ma perché l'eventuale dichiarazione di incostituzionalità e di conseguenza la decadenza della norma creerebbe un vuoto di legge. Accanto al governo per questo nuovo capitolo della vicenda di dj Fabo si sono costituiti parti civili pure Associazione Vita, il Movimento per la vita e il Centro Studi Livatino. «Provo rabbia per quello che è un ritorno indietro di 80 anni, ma io spero che ci siano nella Consulta menti illuminate che sappiano giudicare, perché la libertà per ognuno di decidere fino alla fine della vita deve essere preservata», così Mina Welby, co-presidente dell'associazione Coscioni. La vicenda. È il 27 febbraio dello scorso anno, quando proprio Cappato annuncia che dj Fabo quella stessa mattina è morto in una clinica Svizzera dove lui stesso lo ha accompagnato in auto da Milano. «Ha scelto di andarsene rispettando le regole di un Paese che non è il suo». In Italia è ancora forte lo choc per un video messaggio che dj Fabo poco prima di morire aveva inviato al presidente della Repubblica chiedendogli di intervenire affinché la proposta di legge per legalizzare l'eutanasia approdasse in parlamento. Molta commozione, ma la politica rimase immobile. Il giorno dopo la morte di Fabiano, Cappato si presentò ai carabinieri autodenunciandosi. Da quel momento è iniziata una vicenda giudiziaria, che ha diviso le coscienze e si è intrecciata alla vita politica. Tanti i dubbi, al punto che la procura aveva chiesto l'archiviazione per Cappato, mentre il gip lo ha mandato a processo per il reato di aiuto al suicidio. L'ultimo colpo di scena è del febbraio scorso quando i giudici della Corte di Assise di Milano alla fine del dibattimento sono giunti alla conclusione che l'esponente radicale sia innocente e vada assolto, ma che questo confligga con sentenze precedenti orientate in maniera diversa. Per questo motivo avevano accolto l'istanza presentata sia della procura che della difesa, disponendo la trasmissione degli atti alla Consulta affinché chiarisse una volta per tutte se il reato di aiuto al suicidio sia conforme alla Costituzione. Ieri la scelta del governo di difendere fino all'ultimo il reato di "istigazione al suicidio". Dj Fabo continua la sua lotta. ©RIPRODUZIONE RISERVATA