i colori del sacro

di Virginia BaradelIl corpo, scriveva il filosofo Maurice Merleau-Ponty, è ciò che consente al soggetto l'apertura percettiva al mondo, è un fascio attivo di relazioni che sono una cosa sola con il suo essere fatto di carne e ossa. Il superamento del dualismo tra corpo e anima, in vigore da Platone a Cartesio, avanzò a passi spediti sino a giungere al presente dove quel "carne e ossa" vivo e pensante, varca agilmente la soglia della dimensione spirituale. Tradotto nei termini della rappresentazione visiva il corpo è la figura umana soggetta a tutte le varianti che l'evoluzione dei linguaggi artistici ha prodotto. È questo il soggetto della sesta edizione della rassegna internazionale "I colori del Sacro" al Museo Diocesano di Padova. Per Giorgio Bonaccorso, autore di uno dei più interessanti contributi in catalogo, esso non è separato dalla mente, dalla coscienza e dall'anima ma è tutt'uno con l'essere umano nella sua speciale individualità e dunque è tutto quello che lo riguarda. Nella mostra il corpo trionfa nel nome della fantasia, del colore e della sintesi grafica, anche se la manifestazione invita a una più ampia riflessione sul tema in oggetto, a partire dal tema cardine della religione cristiana: il Figlio di Dio che si è fatto carne. Inoltre l'idea del corpo appare così carica di valore e di significato da scavalcare con disinvoltura l'idea del corpo perfetto, idolo da passerella, per puntare alla bellezza senza aggettivi dei corpi reali e su questo terreno coinvolgere in particolare l'attenzione dei bambini. Belli e brutti, alti e bassi, perfetti e imperfetti i corpi condividono tutti, allo stesso modo, la meraviglia di essere attori nel gioco grande della vita. Anche quella ballerina piccola, grassoccia e con gli occhiali squadrati tutta presa dal suo passo di danza tra filiformi colleghe disegnata da Luciano Lozano; tuttavia lei è vestita di rosso mentre le colleghe silfidi sono tutte grigie. Gigante è il corpo di Golia, minuscolo quello di Davide: nell'illustrazione di Simone Rea sono faccia a faccia, immobili, sagomati di grafite, si guardano dall'alto in giù e dal basso in su sulla riva del mare e sembrano chiedersi perché dovrebbero attaccarsi. Corpi morbidi e colorati, luminosi e infantili, beati di gustarsi il mondo sono quelli di Adamo e Eva nell'Eden di Anna Castagnoli. Come sempre accade l'illustrazione sa essere allo stesso tempo comprensibile e fortemente allusiva caricandosi di significati quanto più si allontana dalla mimesi figurativa. Che dire del "Ragazzino" di Bernat Cormand che aggiorna l'idea mistico-romantica del bambino come mattino del mondo, cui fa eco in modo giocoso Alicia Baladan con "La prima Risata".Ben più inquietante è il ritratto di giovinetto, in verità senza segni apparenti di genere, che sembra uscito dal Realismo magico e ha per titolo: "Il mio corpo si trasforma ma sono sempre io" di Isabella Carmisciano. "Il mio sistema circolatorio" di Ana Ventura è disegnato come una fioritura di rami colorati con tanto di uccellini e fiori sul figurino di un taglio-manica, mentre "Erba e polvere" di Gabriel Pacheco illustra a modo suo un passo di Isaia in cui la luce fa nascere l'erba dalla polvere: una fanciulla è seduta su un candido destriero in una selva di vasi di terra bianca e tiene in mano un prisma di luce. In questo caso l'idea del corpo è nella scintilla di vita che fa germogliare l'erba dal deserto. La luce invece si moltiplica in una fioritura vegetale di stelle per Daniela Tieni nella tavola dedicata a Ester. Elisa Talentino ne offre una versione assai suggestiva legandola alle porte d'ingresso al corpo ovvero gli occhi, in "Luminosità" dagli occhi irradiano fiotti geometrici mentre in "Santa Lucia" una creatura vegetale tiene in mano i suoi occhi come fiori su un ramo. Della stessa autrice è una figura femminile con una larga gonna, che scende direttamente dal busto-fusto, abitata da boschi e da un cerbiatto che bruca.Non c'è dubbio che la nota surreale prevale nelle illustrazioni più audaci: il fanciullo con la testa di rospo e i piedi-pinna seduto sul bordo della piscina di Valentina Malgarise colpisce per il contrasto tra la delicatezza dell'acquerello e lo sconcerto della metamorfosi. Arianna Papini usa di questa linea in "Anima e corpo (Nascita a Lampedusa)", dove un bambino-sirena con la pelle nera per metà corpo sta nell'acqua con gli altri pesci ma con la testa esce fuori mentre un uccello gli porge un fiore. L'acqua più desiderabile è quella dove si tuffa la bambina di Valentina Malgarise dopo una piccola acrobazia che è volo, canto e felicità. Più concettuali sono i "doppi", ovvero le figure che convivono o si separano dalla propria ombra. In Alain Cancilleri pochi segni quasi sgorbiati rendono perfettamente l'idea di quanto l'intenzione possa essere altra cosa dal desiderio: solo nell'abbraccio amoroso la figura e il suo doppio colorato coincidono nell'essenziale esiguità dei segni. I due innamorati di Francesca Dafne Vignaga sono visti nell'ultima stagione della vita, con i corpi appesantiti dal tempo; ma alle loro spalle agili ombre giovanili mostrano come il loro amore sia ancora intatto e romantico come la rosa che lui le offre. Anche Sahra Bardaee gioca sul tema del doppio che diventa eco colorato che affianca o ribalta la figura. Più metafisico che surreale è il doppio di Sara Stefanini dove due silhouette maschili, l'una rosa carne e l'altra rossa e trasparente si abbracciano in un passo di danza così come recita il titolo: "Hai mutato il mio lamento in danza".Alcune illustrazioni vedono il corpo nella sua fisicità: Mariana Alcántara Pedraza fa nascere foglie dal corpo disteso a terra; Rossana Bossù vede, con estro magrittiano, gli organi umani che incarnano parole come avere il cuore in mano; Maria Sole Macchia rivisita con fiorita immaginazione i polmoni come parco giochi, il cervello che sale in mongolfiera e un cuore subacqueo che ospita coralli e sirene. Tra tanta poesia variopinta e gioiosa esuberanza trova posto anche il tema del sesso: Romana Andriy gioca sulla tastiera del dadaismo tedesco per illustrare L'amante di Lady Chatterly, mentre Javier Zabala va dritto alla bellezza dell'amor terreno che si respira nel Cantico dei Cantici. Nel manifesto, "L'uomo colore" di Martin Jarrie, si toccano corde Bauhaus tanto da sembrare una creatura di Itten e della sua Teoria dei colori. In fondo "L'uomo colore" sembra dirci che di qualsiasi versione del corpo si parli nella mostra, è pur sempre nella lingua dei colori. ©RIPRODUZIONE RISERVATA