«La chiusura dei passi è stata un flop»

LIVINALLONGO «Noi siamo aperti al confronto con il Veneto. Quindi le nuove misure per un accesso diverso, più compatibile, ai passi, le prenderemo anche con gli amici veneti. Speriamo nella massima condivisione». Così Mauro Gilmozzi (in foto), assessore provinciale di Trento, sui provvedimenti che verranno presi alla luce dell'esperienza dei "green days" estivi.Gilmozzi sa che il Veneto non ha condiviso la chiusura di mercoledì, in luglio ed agosto, del Sella, ancorché sia in territorio di Trento e Bolzano.«Me ne ha parlato direttamente l'assessore Caner, chiedendomi cortesemente perché non li avevamo coinvolti. Ho risposto», racconta Gilmozzi, «che era una sperimentazione, fra l'altro limitata al nostro territorio, ma che provvederemo la prossima volta ad invitarli al nostro tavolo».Tavolo che sarà convocato il 24 o 25 ottobre: Trento e Bolzano analizzeranno tutti i dati delle 9 giornate di accesso sostenibile al Sella.«Tireremo un bilancio, lo approfondiremo, valuteremo se continuare l'esperienza, chiuderla o proseguirla in modo diverso. Le proposte sono tante. Nessuna sarà scartata dalla nostra valutazione». Gilmozzi e Caner si sono visti in sede di Fondazione Dolomiti Unesco. Fondazione che ha calcolato in 2 milioni i veicoli in transito nell'estate di qualche anno fa, ai tempi della prima (ed ultima) indagine Eurac. Ed è proprio la Fondazione a suggerire un flusso più creativo, dal punto di vista ambientale, ai valichi tra una valle dolomitica e l'altra. Non solo Caner, d'altra parte, ma anche il presidente del Veneto, Luca Zaia, ha ripetutamente affermato che il diritto alla mobilità non può essere in alcun modo limitato, pur riconoscendo la necessità di limitare al massimo ogni forma di inquinamento, specie in un paradiso ambientale quale sono le Dolomiti. (f.d.m.) di Francesco Dal MaswLIVINALLONGORiparte la "guerra" degli operatori turistici dei passi, ben 78, un mezzo esercito, che protestano contro la chiusura. Il 23 o 24 ottobre, infatti, le Province di Trento e Bolzano, alla luce dei risultati dei primi 9 "green days", decideranno se proseguire o cambiare strada. «Almeno aspettate quanto sentenzieranno i Tar di Trento e Bolzano il 14 novembre, ribattendo al nostro ricorso», è l'obiezione di Osvaldo Finazzer, il coordinatore del Comitato che comprende il Pordoi, il Sella, il Gardena, il Campolongo e si estende al Falzarego, al Giau e al Fedaia, «anzi, li consiglio di aspettare la sentenza del Consiglio di Stato, se al Tribunale amministrativo non ci daranno ragione. L'esperienza delle chiusure in luglio ed agosto è stata infatti un flop», insiste Finazzer.A corredo della loro azione giudiziaria, i 24 esercenti pubblici, tra i più interessati alle decurtazioni degli introiti, hanno portato in aula gli scontrini di quest'estate. Ci sono alcuni casi in cui le perdite sarebbero corpose; ma alcuni scontrini indicano differenze di qualche centinaio di euro su incassi giornalieri che - in situazioni limite - non superano i 200 euro. Ma ecco l'elenco degli operatori che hanno firmato il ricorso, titolari per lo più di attività sui passi limitrofi al Sella (sui valichi di Pordoi e Gardena, ma anche in Provincia di Belluno): Bazar Col di Lana (passo Pordoi); Pordoi Souvenirs; Hotel Savoia (passo Pordoi); Ristoro Lezuo (Arabba); Bar alla Funivia (strada Pordoi); Hotel Monte Cherz (passo Campolongo); Hotel Maria Flora (passo Sella); Albergo La Fontana (Corvara); L'Itabladel (Colfosco); Restaurant Mesoles (Colfosco); Rifugio Frara (passo Gardena); Pizzeria Salvan (Corvara); Appartements Peter (Colfosco); Bar Ristorante Peter (Arabba), Costa Amalia (Selva Gardena); Col di Lana (strada Pordoi); Garni Gonzaga (strada Pordoi); Hosteria di Boschi Davide (Canazei); Società Lagazuoi (Cortina); Società Fanci (Passo Fedaia); Bazar Maria Flora (Canazei); Rifugio Passo Sella; Società Erre-Erre (strada del Sella); Pama Hotel Pordoi (strada Pordoi) e Comitato per la Salvaguardia dei passi dolomitici.Gli avvocati dei ricorrenti hanno evidenziato, nell'ultima udienza, i «minori introiti» legati ai mercoledì di chiusura del Sella, tanto che gli scontrini - si legge nel ricorso - sono principalmente emessi dopo le 16 quando il traffico riapre.Alcuni numeri: all'Hotel Garni Gonzaga, il 5 luglio (primo giorno di chiusura) l'incasso è stato di 135 euro (il minimo del mese) mentre il giorno prima era stato di 270 euro.Al Ristoro Lezuo 75 euro (il giorno prima erano 183). Cifre più alte per altre attività, come il ristorante Mesoles: 141 euro il 5 luglio, 637 euro il giorno successivo. Al Bazar Pordoi incassi di 1.028 euro il 5 luglio, in lieve calo rispetto al 4 luglio (1.184 euro) e al 6 luglio (1.420 euro).Gli alberghi hanno incassi superiori: 1.400 euro per l'Hotel Monte Cherz il 5 luglio (erano 2.000 il 4 luglio) a fronte di un incasso di 12.800 euro il 2 luglio. All'Hotel Passo Sella: 576 euro il 12 luglio (secondo mercoledì di chiusura) mentre il 13 luglio erano stati incassati 710 euro. Ma il Comitato non si è limitato ad affidarsi alla magistratura. Ha fatto controllare i transiti verso il Sella alla società Pierac di Vigo di Fassa.Il 4 luglio sono saliti al passo 1237 ciclisti, 5 auto e 2 moto; l'11 luglio 1130 ciclisti, 78 auto, 6 moto. Il terzo mercoledì, 18 luglio, 1279 ciclisti, 23 macchine e 2 moto.Drastico calo di biciclette nel quarto "green day", mercoledì 28 luglio, con 878 bici; le auto sono state invece 43 e 5 le moto. Il primo mercoledì di agosto, i ciclisti sono stati 1268, 41 gli autoveicoli e 9 le auto. Il secondo mercoledì di agosto, l'8, gli appassionati delle due ruote sono stati 1243; 37 le auto, solo una moto.Veniamo al giorno di Ferragosto: solo una moto, 40 le macchine, 1076 i ciclisti.Sette giorni dopo, il 23, 1037 i corridori, 43 le auto, nessuna moto.Il 30 agosto, 862 ciclisti, 58 auto e 7 moto.A questi passaggi vanno aggiunti quelli dei 117 pullman navetta.«Ma possiamo testimoniare che, a parte le corse del primo mattino, giravano per lo più vuoti».Le premesse, invece, erano diverse. «Sul progetto dei "green days" si legge che mille persone che si fermano al passo e che verosimilmente consumano 10 euro a testa per almeno un panino ed una birra compensano "sufficientemente" gli operatori economici. Si legge ancora», riferisce sempre Finazzer, «tra le 2 e le 3 mila macchine e circa mille moto in meno porteranno un grande beneficio all'inquinamento acustico ed atmosferico, con riduzione di CO2 e meno congestione». Se le aspettative fossero state rispettate, secondo il comitato di ristoratori, rifugisti ed albergatori, i risultati economici, sul Sella e sugli altri passi, sarebbero stati ben altri.«I pochi che sono saliti, non hanno fatto tappa. Infatti», constata il Comitato, «all'incontro con Moser, Fondriest e Isolde Kostner c'erano 50 persone, all'ultimo evento musicale del coro solo 15 persone e negli altri appuntamenti non si sono raggiunte le 300, pur essendo stato sempre bel tempo. Solo ai "suoni delle Dolomiti" il picco è stato di 1. 500 persone di cui il 50% trentini ed il 30% altoatesini». Non ci sono dubbi per gli operatori; a queste condizioni non ci sono i presupposti per continuare, anzi ci si deve chiedere scusa. Ma, in conclusione, i mercoledì verdi quanto sono costati? «Dal 15 al 40% degli incassi», tuona Finazzer.