Addio a Jackson, leader pacifista

VICENZAUn megafono in mano, in una qualsiasi delle tante piazze dove ha prestato la voce per sostenere le ragioni di chi - secondo lui - non aveva voce. Lo ricordano così Olol Jackson anima dei No Dal Molin, morto nelle prime ore di ieri a 48 anni nella sua abitazione di Mossano. Lo ricordano così gli amici, i "compagni" e gli avversari che del leader pacifista, tifosissimo della Roma, conoscevano in parte o del tutto anche i recenti problemi di salute al cuore. Cuore che lo ha tradito alle prime luci di sabato, dopo aver "lottato" a modo suo perfino contro la febbre alta che lo tormentava da ventiquattro ore.Una vita spesa a sinistra tra sindacato, partiti e movimenti, quella di Jackson che «sceglieva le proprie passioni e battaglie a prescindere dalle ovvietà», ricorda Gianfranco Bettin, che da consigliere regionale dei Verdi ebbe il vicentino come stretto collaboratore in regione.Di certo nella storia di Jackson e delle sue scelte ci sono e pesano le sue origini, figlio di un ufficiale medico statunitense reduce della guerra del Vietnam e di una italiana originaria del Corno d'Africa. «Veniva da quel mondo ma ha scelto il nostro, ha scelto la cittadinanza italiana pur avendo l'opportunità di ottenere anche quella statunitense o solo quest'ultima - dice Bettin -. Quando gli chiesi il perché mi rispose così: "Ma io sono già cittadino del mondo. Preferisco la cittadinanza del territorio"». Territorio che nei pensieri di Jackson si traduceva in una dimensione superiore alla fisicità dei luoghi per abbracciare le persone, «coloro che la società fa finta di non vedere». Era legatissimo alla madre. Quando morì, circa un anno e mezzo fa, sembra che qualcosa si ruppe anche in lui.Jackson era conosciuto e riconosciuto a Vicenza e anche a Padova e per molti anni è stato uno dei volti della protesta contro la base americana. Non gli facevano difetto né intelligenza né onestà intellettuale, dicono in molti. Ed è per questo, forse, che il cordoglio della città è pressoché unanime. Dice il sindaco di Vicenza Achille Variati: «Ha portato avanti con grande passione e impegno tante battaglie in prima linea. Anche quando non eravamo d'accordo, non si è mai interrotto il dialogo. Forzava, sapendo però dove poteva arrivare». Il deputato dem Federico Ginato ricorda «un grande rispetto reciproco, basato su una cosa antica che non va più tanto di moda: il rispetto della parola data». Con il passare delle ore si moltiplicano i messaggi, soprattutto sui social. «Ci siamo confrontati mille volte. Litigato mai - scrive il vice sindaco di Vicenza Bulgarini d'Elci -. Ogni volta che ci vedevamo ti dicevo: "E allora, a che punto è la Rivoluzione?", e ogni volta sorridevi».