Pagati meno perché di pelle scura

di Fiammetta CupellarowROMASfruttavano immigrati e li pagavano in base al colore della pelle: i lavoratori di colore prendevano una paga di 25 euro al giorno, mentre quelli di carnagione chiara, dieci euro in più. Due fratelli calabresi, di cui uno è titolare di un'azienda agricola ad Amantea nel Consentino, l'altro è un dipendente, sono stati messi agli arresti domiciliari in base alla nuova legge contro il caporalato. Si tratta di Francesco e Giuseppe Arlia Ciommo, di 48 e 41 anni, entrambi accusati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, aggravati dalla discriminazione razziale, visto che la paga "in nero" variava a seconda del colore della pelle.Reclutavano immigrati in un centro di accoglienza per richiedenti asilo, il "Ninfa Marina"e li mettevano a lavorare senz aalcuna regola nelle serre e a dormire nelle baracche accanto. Per farli stare zitti, i due millantavano di avere conoscenze nelle forze dell'ordine. Ieri, nell'azienda agricola hanno fatto irruzione i carabinieri della Compagnia di Paola e i due fratelli Arlia Ciommo sono stati arrestati. Messa sotto sequestro l'azienda agricola per un valore di circa 2 milioni di euro, sequestrati anche 80 mila euro in contati trovati durante la perquisizione. «Quanto scoperto in Calabria lascia sgomenti: lo sfruttamento del lavoro con l'aggravante della discriminazione razziale è intollerabile sotto ogni punto di vista», così ieri il ministro alle Politiche Agricole Maurizio Martina.Migranti reclutati in centro accoglienza. L'indagine sull'impresa agricola di Amantea è scattata l'estate scorsa, quando i carabinieri di Paola si sono insospettiti dal flusso di richiedenti asilo che si spostavano verso le campagne della costa tirrenica. Nonostante i due fratelli Arlia Ciommo, per non destare sospetti, incontravano i migranti in una strada parallela al centro "Ninfa Marina". Reclutavano soprattutto ragazzi provenienti dalla Nigeria, Senegal e Guinea Bissau. I rifugiati africani venivano messi a lavorare nei campi assieme ad altri lavoratori "in nero" provenienti dalla Romania e dall'India, ma la paga variava in base al colore della pelle. I "bianchi" avevano diritto a 10 euro in più degli africani. I carabinieri si sono trovati davanti alle baracche dove venivano fatti dormire i braccianti, costretti a mangiare per terra. E per evitare si potessero ribellare, i due fratelli dicevano di avere conoscenze nelle forze dell'ordine e che li avrebbero rimpatriati. Ieri li hanno salvati i carabinieri.Trani: conclusa l'inchiesta sulla morte di Paola Clemente. E proprio nel giorno che grazie alla legge sul caporalato, viene messa a segno un'operazione contro lo sfruttamento dei lavoratori pagati in nero e vessati, la procura di Trani ha annunciato la chiusura dell'inchiesta sulla morte di Paola Clemente, la bracciante di 49 anni morta mentre raccoglieva l'uva nel luglio 2015. Sei le persone indagate per concorso aggravato e continuato in intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e concorso in truffa aggravata. I sei, secondo la procura, reclutavano i braccianti che facevano lavorare «in condizioni di sfruttamento, mediante minaccia e intimidazione». Braccianti pagati 4-5 euro l'ora. Secondo la procura non si è trattato di omicidio colposo, perché Paola Clemente è morta di infarto, ma di sfruttamento sì.©RIPRODUZIONE RISERVATA