Il Postepay prova le misure antiterrorismo

Molti controlli e massima sicurezza per il decimo anniversario del Postepay Sound, che ieri sera ha inaugurato la sua prima edizione padovana. Il festival estivo, che tradizionalmente si è sempre svolto a Piazzola sul Brenta, quest'anno è approdato nell'area del Geox per motivi che sono principalmente economici e di sicurezza, visto il susseguirsi di attentati. Il primo a calcare il palcoscenico è stato il rapper giamaicano Sean Paul, seguito da centinaia di fan arrivati a Padova da tutta Italia, ma in cartellone ci sono altri grandi nomi come i 2Cellos, il fenomeno Post Modern Jukebox, i Kasabian, Benji & Fede, Brit Floyd e David Guetta. Per tutelare il pubblico in fila all'ingresso erano stati piazzati numerosi new jersey in cemento, in modo da proteggere le persone in caso di intrusioni. Poi, ad uno ad uno, ai ragazzi è stato chiesto di sottoporsi al controllo con metal detector e poi di aprire borse e zainetti per le verifiche sicurezza: banditi, ovviamente, tutti gli oggetti contundenti, bottiglie di vetro, lattine e qualunque spray infiammabile. Le bottiglie di plastica, invece, come sempre sono concesse ma senza tappo. Come allo stadio. Un secondo filtro era qualche decina di metri più avanti, al controllo biglietti. Più di venti gli operatori impiegati per garantire la sicurezza dell'evento: a girare nell'area del Geox c'erano numerosi agenti della Guardia di Finanza con i cani, Polizia, Carabinieri e Vigili del Fuoco. Gli spettatori (circa 3.500) hanno potuto raggiungere il concerto in auto da corso Australia, arrivando quindi all'ingresso principale. Costo del parcheggio: 5 euro. Meno che in altre occasioni, ma comunque una spesa. «In altre occasioni, insieme al parcheggio c'era almeno una birra in omaggio», scherzano David e Aurora, 19 anni entrambi, arrivati rispettivamente da Padova e da Venezia. «Ottima organizzazione», invece, per Eleonora e Stefano, papà e figlia, arrivati da Ferrara senza nessun intoppo e giunti a destinazione agevolmente pur non essendoci mai stati. La stradina che arriva sul retro da via Montà non era stata chiusa al traffico, ma c'è chi ha comunque preferito muoversi in bici: «Arrivare da lì con il traffico è sempre un po' da panico», commentano Augusto ed Elisa, universitari fuori sede, «ma per chi si muove in bici è l'unica percorribile». Tra i tanti presenti c'era poi chi, di strada, ne aveva percorsa davvero parecchia per arrivare: come Giuliana e Dario, due fratelli siciliani arrivati a Padova da Catania.Silvia Quaranta