Per padre Ezechiele beatificazione vicina E il suo sogno è vivo

Morto a 32 anni e immediatamente riconosciuto come "martire della carità" (parole di papa Giovanni Paolo II, il giorno dopo l'assassinio), padre Ezechiele Ramin sarà infine beato. Ma al di là del riconoscimento formale, che si avvicina e che vive oggi un passaggio decisivo con la chiusura della rogatoria diocesana per la causa, colpisce il fatto che il tempo non offusca il suo mito. Trentadue anni dopo la sua uccisione, in Brasile, nella diocesi di Ji-Paranà, il missionario comboniano originario di Padova resta una figura di riferimento per tante battaglie contro le ingiustizie sociali e in difesa dell'ambiente. Associazioni e progetti a lui dedicati sono più vivi che mai, le sue parole («Abbiate un sogno, un bel sogno, una vita che segue un sogno si rinnova di giorno in giorno») sono un faro per migliaia di fedeli e non solo quelli che l'hanno conosciuto ai tempi delle battaglie in favore dei senza terra contro i grandi fazenderos (ma anche contro le autorità brasiliane), in difesa degli indigeni Surui e per uno sfruttamento giusto e sostenibile dell'ambiente. Ezechiele era un testimone del sogno che chiedeva di coltivare, era una presenza contro le ingiustizie. E in questa sua missione perenne è morto il 24 luglio 1985 a Caocal. La rogatoria diocesana per la causa di beatificazione è stata aperta il 9 aprile 2016, dopo che l'indagine sulla fama di santità, avvalorata dall'indicazione "super martyrio" – ossia nella consapevolezza che il religioso è morto nella difesa della propria fede, per la pace e la giustizia – era stata avviata all'inizio di aprile dell'anno scorso dalla diocesi di Ji-Paranà. Il cui vescovo, monsignor Bruno Pedron, aveva richiesto al vescovo di Padova Cipolla, di aprire un processo rogatoriale nella diocesi di origine di padre Ramin per poter procedere alla raccolta di testimonianze di persone che hanno conosciuto il comboniano. Da allora sono state 36 le sessioni del tribunale diocesano, in cui sono stati sentiti 33 testimoni. L'ultima, la trentasettesima chiude il procedimento. Alle 16.30 di oggi, nella chiesa di San Giuseppe - sua parrocchia di origine - ci saranno i componenti dell'intero Tribunale ecclesiastico diocesano istituito lo scorso anno dal vescovo. Ospiti invitati sono il comboniano padre Giovanni Munari, provinciale d'Italia dei Missionari Comboniani; don Gaetano Borgo, direttore dell'Ufficio diocesano di Pastorale della Missione e mons. Antonio Menegazzo, comboniano, già amministratore apostolico di El Obeid (Sudan). Cristiano Cadoni