“El ciudadano illustre”, ritorno in patria con rancore

Daniel Mantovani è uno scrittore argentino che vive da quarant'anni in Europa: da alcuni anni, ottenuto il premio Nobel, la sua vena si è inaridita e rifiuta costantemente inviti a celebrazioni e simposi. Finché un giorno tra le mille lettere inevase, una lo colpisce: il suo paese natale, il comune di Salas, gli vuole dare la cittadinanza onoraria. Inizia così "El ciudadano illustre" degli argentini Mariano Cohn e Gastón Duprat, registi e produttori di un film che dice molte cose sull'Argentina di oggi, anche se in modo non sempre coerente, restando a metà strada tra commedia e tragedia. Perché quando Mantovani (Oscar Martinez) arriva in Argentina, passa in fretta - nel giro di tre giorni - dalle celebrazioni al rancore. «Il film vuol parlare dell'idolatria che colpisce le persone celebri e scavare al di sotto della facciata: sotto il riso e l'applauso spesso si nascondono i mali della nostra società come il nazionalismo, la violenza, il rifiuto di chi, dall'estero, ha esercitato uno sguardo critico», spiegano i registi. Curiosa infatti la reazione della platea: mentre i critici europei ridevano alle scene anche un po' troppo macchiettistiche con cui il film descrive la vita di provincia, serena ma gretta, i colleghi argentini parlavano di "profonda angustia" davanti a quelle immagini, e non certo per un problema estetico, ma per l'affiorare di una violenza insita nel Paese e che ha portato a una dittatura non lontana. Perché pian piano Mantovani si trova costretto a far i conti col suo passato, dall'ex fidanzata andata in sposa a un suo amico rivale, al ras del paese che lo accusa di tradimento e lo minaccia duramente, alle richieste improbabili di soldi e sesso. Fin qui l'assunto; ma la resa del film è contraddittoria come l'Argentina perché non scegliendo tra il registro del grottesco e la tragedia, corre il rischio di perdere di vista l'obiettivo, risultando alla fine un pamphlet ibrido. (mi.go.)