VENEZIA, L’OFF SHORE PER ATTRARRE TRAFFICI

di GIANNI FAVARATO Alla vigilia del suo centesimo compleanno e in piena elaborazione del suo nuovo Piano Regolatore, il porto commerciale di Venezia naviga con il vento in poppa e con nuove rotte commerciali in vista. Il Comitato dell'Autorità Portuale di Venezia ha approvato nei giorni scorsi, il bilancio consolidato del 2015 che si è chiuso con un ottimo andamento dei traffici commerciali, raggiungendo il massimo storico di più di 560 mila container movimentati. Un trend positivo che viene confermato anche dai dati sui traffici dei primi quattro mesi del 2016 a Venezia, con un +8,1% di merci (657.000) e un +15% di container movimentati. Complessivamente sono state movimentate più di 25 milioni di tonnellate di merci, segnando così un netto recupero in tutti i settori con un dato medio ponderato che segna per l'anno 2015 +15,3%, a cui corrispondono 3,3 milioni di tonnellate di merci in più nei sei terminal commerciali e nei 19 "in conto proprio" esistenti nell'area portuale. Lo stesso presidente dell'Authority veneziana, Paolo Costa – in scadenza il prossimo ottobre – ha puntualizzato che «non sono stati ancora recuperati i volumi perduti e resta un gap di -17,4% su 30,5 milioni di tonnellate perse dopo il 2008». Due record storici In compenso nel 2015 sono stati registrati due importanti record storici tutti veneziani: nel traffico di rinfuse liquide di petrolio greggio (+ 40,8%) in conseguenza della riconversione al biodiesel della raffineria dell'Eni. Nel trasporto ferroviario i traffici del porto di Venezia nel 2015 hanno fatto segnare una crescita del 5,9% in termini di carri e del 7,3% in termini di tonnellaggio trasportato, attestandosi rispettivamente a 35,4 mila carri movimentati e 1,79 milioni di tonnellate trasportate. La gestione delle aree portuali di proprietà del Demanio ha generato entrate pari a 29,4 milioni di euro con un aumento del 12% rispetto al 2014 «grazie all'esatta determinazione di canoni pregressi » mentre le entrate tributarie da tasse portuali, hanno garantito un introito complessivo di 21,1 milioni di euro (+ 17,7 %). Il presidente Paolo Costa si è detto «fiducioso a livello macro-economico internazionale, visto che la turbolenza nei mercati e la stagnazione risultano in parte in via di superamento». Navi giganti Per l'anno in corso e il prossimo futuro, il presidente dell'Autorità Portuale veneziana ha ricordato i progetti per il porto offshore a otto miglia dalla costa – ancora in attesa del via libera del Cipe e ora in fase di gara d'appalto per il progetto definitivo – che sarebbe in grado di attrarre le navi porta container giganti che non possono entrare in laguna dati i suoi fondali limitati ai 12 metri e a navi con un carico massimo di appena 7 mila teu. Il terminal offshore – secondo il progetto dell'Authority veneziana – permetterebbe di accogliere le gigantesche navi dello "shipping globale" con una capacità già sul mercato di ben 18.000 teu e quelle da 22.000 teu in costruzione. A valle della piattaforma d'altura è previsto un "retroporto" nell'area in via di bonifica Montesyndial con un servizio di navi "Mama Vessel" di nuova generazione. Al termine del Comitato Portuale Costa si è soffermato sulla riforma Delrio che rivoluziona le attuali Autorità Portuali di Sistema (che prevede l'unificazione di Venezia con il porto di Chioggia) augurandosi che «possano trovare adeguata rappresentazione e valorizzazione le peculiarità dello scalo veneziano: la collocazione geografica, vicinanza ai mercati e luoghi di produzione, il collegamento con entroterra anche attraverso canali navigabili interni, ampi spazi retro-portuali riconvertibili ad uso portuale e logistico, la professionalità specifiche e le dotazioni infrastrutturali». Elevato fabbisogno finanziario «Resta elevato – ha poi voluto sottolineare Costa concludendo il Comitato – il fabbisogno finanziario del Porto di Venezia per le opere di grande infrastrutturazione in ragione della particolare morfologia della laguna e della necessità di garantire la navigabilità dei canali, ponendo una grande attenzione sull'impatto che deriverà dalla prossima entrata in esercizio del sistema di dighe mobili a protezione delle alte maree Mose che regolerà l'accesso alla laguna funzionale al raggiungimento delle strutture portuali». ©RIPRODUZIONE RISERVATA