La lezione di Rana al Bo «Ragazzi specializzatevi»

PADOVA Molino Rossetto dona 25 mila kit per la potabilizzazione dell'acqua alla comunità dell'Ecuador colpita da un terremoto, il 18 aprile scorso, che ha causato oltre 650 morti e quasi 30 mila feriti. L'azienda di Pontelongo specializzata nella produzione di farine e preparati, potrà così garantire l'acqua potabile a oltre 4000 persone colpite dal sisma. Il rapporto di conoscenza tra l'azienda e le comunità locali del paese dell'America Latina nasce dalla collaborazione con Oxfam - organizzazione internazionale specializzata in programmi di sviluppo e interventi di emergenza - che ha portato Chiara Rossetto a visitare le comunità di donne che in Ecuador coltivano la quinoa e l'amaranto, antichi grani andini ormai molto popolari anche in Italia. «L'interesse per quelle coltivazioni, per altro spesso tutte al femminile, era già molto forte» ha spiegato Chiara Rossetto, a.d. di Molino Rossetto e testimonial Oxfam per la campagna #sfidolafame «ma la convinzione che l'economia abbia anche dei risvolti sociali e ambientali non secondari mi ha spinto a immergermi in un'esperienza importante che mi ha permesso di avvicinare un mondo antico e sostenibile dove agricoltura e rispetto per la terra vanno di pari passo». (r.s.)PADOVA Una camminata sul liston tra le numerose e immancabili richieste di selfie, sempre accolte con il sorriso, e una schiettezza che dall'alto dei suoi 78 anni lo porta a raccogliere l'applauso più caloroso quando ammonisce gli studenti presenti in Aula Magna al Bo: «Se mentre studiate vi viene un colpo di genio per mettere in piedi un'impresa, mollate gli studi e provate. Poi fate comunque a tempo a laurearvi». La sala applaude Giovanni Rana, il pro rettore Fabrizio Dughiero scuote la testa ma sorride. D'altronde il messaggio chiave lanciato dall'imprenditore "con le mani in pasta", come lui si definisce, nel corso dell'incontro organizzato da Padova Promex in collaborazione con l'Università ha già colpito nel segno. «Una volta per fare impresa servivano idee, coraggio e tenacia» ha detto Rana. «Oggi queste caratteristiche non bastano più, bisogna avere un grande bagaglio tecnico. Ovvero essere preparati e meglio ancora specializzati. Vale per gli imprenditori e per quanti stanno cercando un lavoro. Oggi, invece, i ragazzi tendono a scoraggiarsi molto di più rispetto a una volta». La storia del Pastificio Giovanni Rana, visto anche il successo mediatico dell'imprenditore, è nota. Rana inizia come fornaio poi, nel 1959, ristrutturando una stalla messa a disposizione dal suocero, si getta a capofitto nella produzione di tortellini. Una storia che ha nell'intuito, nell'innovazione («l'idea di allungare la durata dei tortellini mettendo dell'anidride carbonica mi è venuta parlando con mio fratello che faceva il rappresentante di acqua»), nell'automazione («progettata in casa, in base alle nostre indicazioni ed esigenze»), nel marketing e nella comunicazione. E anche nella fiducia perché «credendo nella mia azienda e nelle capacità di mio figlio di portarla avanti» Giovanna Rana ha detto dei no pesanti. «A colossi come Barilla, Star, Kraft che volevano acquisire l'azienda per entrare nel mercato della pasta fresca». Gli aneddoti si sprecano, i numeri dicono che la Rana è passata da una produzione di 15 chilogrammi di pasta fresca all'ora agli attuali 200 quintali. «Negli Usa, dove siamo partiti quattro anni fa, lo scorso anno abbiamo realizzato ricavi per 150 milioni di dollari». Il mercato nuovo è il Giappone. «A fine maggio iniziamo delle promozioni. Amano i tortellini. È un mercato potenzialmente buono». Ogni imprenditore, è la massima con cui Rana si congeda, nella sua vita «prende almeno una badilata in faccia, ma bisogna saper andare avanti». Badilate che oggi arrivano anche da quel sistema del credito che si diceva più vicino al territorio. «Un disastro, una cosa molto triste. Ci ho rimesso anche io, speriamo ci sia almeno la volontà di andare incontro ai piccoli risparmiatori». Matteo Marian