L’impero della coop che in quattro anni si è presa il Veneto

PADOVA Trentacinque euro al giorno moltiplicati per mille, forse già per millecinquecento, un giorno non lontano anche per duemila. Milioni di euro, soldi sicuri, un affare del quale non si vede la fine. Ecofficina, sede a Battaglia Terme, può tirare una riga sul suo passato da cooperativa sociale che faceva attività quasi soltanto negli asili nido e nelle biblioteche. Oggi tutto quello è solo una piccola voce nel bilancio della società. Che grazie ai profughi si è moltiplicato per venti nel giro di quattro anni: 114 mila euro nel 2011, 767 mila un anno dopo, 1 milione e 145 mila euro nel 2013, 2 milioni a fine 2014 (più un altro milione e 180 mila euro con la collegata Terra di Mezzo), due e mezzo l'anno scorso. E il futuro è roseo se si considera il piatto ricchissimo dei bandi 2016 che potrebbero moltiplicare per quattro i ricavi: 4 milioni e 537 mila euro per la gestione degli hub più 4 milioni e 184 mila euro per l'accoglienza di altri 436 ospiti sparsi nel territorio. Ormai il business della coop non ha più confini: 500 profughi sfamati e alloggiati in provincia di Venezia, 150 in quella di Vicenza, 80 in quella di Rovigo, ora anche la gestione della caserma di Oderzo (144 profughi) e tutta - quasi tutta, anzi - l'accoglienza in provincia di Padova, con la tendopoli nell'ex caserma Prandina, il centro nell'ex base di Bagnoli, e poi Torreglia, Due Carrare, Monselice, Este, Montagnana. A capo della coop c'è Gaetano Battocchio, affiancato da Sara Felpati, nota ai più come moglie di Simone Borile, 45 anni, uno degli uomini d'affari più influenti della Bassa, ex consigliere comunale a Battaglia, consigliere provinciale e dell'Ater, ex presidente del Parco Colli, fino al 2015 amministratore di Padova Tre srl, società che si occupa di raccolta e gestione dei rifiuti e che negli anni ha girato a Ecofficina tanti lavori, asili e doposcuola da gestire, centri estivi, inserimenti lavorativi. Fra Padova Tre ed Ecofficina il legame è stato così che in qualche momento si è rischiata la sovrapposizione. La presenza di Borile - che lui però nega o quantomeno minimizza, attribuendo alla moglie piena autonomia nella cooperativa - è determinante in questo senso. Il punto, però, è che Ecofficina ancora prima di rappresentare un problema, i problemi li ha risolti, facendosi carico dell'accoglienza là dove i sindaci chiudevano le porte e dove altre cooperative alzavano le mani, ammettendo di non avere forze sufficienti per farsi carico di così tanti ospiti. Così si è guardato al bene superiore. Fino a quando, un mese fa, la Procura di Rovigo ha aperto un'inchiesta per truffa aggravata ai danni dello Stato e maltrattamenti a carico di Battocchio e Felpati (insieme a Sergio Enzini, titolare di un hotel a Montagnana) per la gestione di un centro di accoglienza e due appartamenti, proprio a Montagnana. I fatti contestati sarebbero avvenuti tra agosto del 2014 e gennaio del 2015. Gli amministratori di Ecofficina si sono sempre dichiarati certi di poter dimostrare la propria innocenza. Ma pochi giorni dopo l'apertura dell'inchiesta sono arrivati altri guai: la protesta degli ospiti della Prandina, poi un paio di focolai di ribellione nell'ex base di Bagnoli, con Borile preso a schiaffi e Felpati chiusa in un ufficio. Ora un'altra inchiesta, per lo Sprar di Due Carrare, che fa scricchiolare un impero cresciuto in fretta e forse non abbastanza solido per resistere. (cric)