L’INTERVENTO

di BARBARA DEGANI* Quante volte ogni giorno come un mantra ripetiamo ai nostri figli di finire tutto quello che hanno nel piatto perché ci sono migliaia di bambini che muoiono di fame e cibo non ne hanno? Lo facciamo, in alcuni casi, perché a nostra volta ce lo hanno insegnato, non perché conosciamo realmente le proporzioni del fenomeno: pensate che il mondo produce una quantità di cibo in grado di nutrire tutta la sua popolazione, ma succede che quasi un miliardo di persone soffrano di fame e quasi due miliardi siano malnutrite. La pratica non più tollerabile oggi è dunque "lo spreco": con la popolazione che in pochi decenni raggiungerà i nove miliardi, buttare via cibo è assolutamente inaccettabile e immorale. In Italia per negligenza o disattenzione ignoranza ogni famiglia butta in media a settimana 200 grammi di cibo che tradotti in denaro fanno 8 miliardi di euro all'anno. Si butta via principalmente la frutta, la verdura, il pane e la pasta. Lo spreco alimentare pone altresì un problema ambientale: è evidente, ma ancora sottovalutato, che il cibo che viene prodotto ma non consumato genera impatti negativi sull'ambiente (atmosfera, acqua, suolo) e sulla biodiversità. Tali costi ambientali sono a carico della collettività e della generazioni future. Lo spreco alimentare è responsabile di ricadute sociali significative che impattano negativamente sulla qualità della vita delle popolazioni contribuendo al degrado ambientale e aumentando la scarsità di risorse naturali. In Italia il fenomeno si attesta sulle medie globali e comunitarie e una specifica ricerca condotta dal Politecnico di Milano quantifica lo spreco annuale in oltre 5 milioni di tonnellate di prodotti, corrispondenti al 16% dei consumi. In Europa ogni anno, una stima pubblicata dalla Commissione sottolinea come nei 27 Stati membri, 89 milioni di tonnellate di cibo, pari a 179 chili pro capite, sono scartate. Il dato varia notevolmente da paese a paese, ed è distribuito in modo differente lungo i diversi settori della filiera agroalimentare. Secondo la Fao, i costi ambientali associati alle perdite e agli sprechi alimentari su scala globale corrispondono, ogni anno, a circa 250.000 miliardi di litri d'acqua, 1,4 miliardi di ettari di terra e sono responsabili per l'emissione in atmosfera di circa 3,3 miliardi di tonnellate di Co2. Per tutte queste ragioni, e per il fatto che anche l'Unione Europea ha posto l'obiettivo della riduzione dei rifiuti al 50% entro 2025, stiamo lavorando per sensibilizzare la popolazione alla riduzione dello spreco in varie direzioni. Innanzitutto modificando le Linee Guida dell'Educazione Ambientale assieme al Miur abbiamo introdotto proprio il tema dell'alimentazione sana e sostenibile. Approfittando della grande vetrina di Expo abbiamo ospitato la cerimonia di premiazione della Settimana Europea per la riduzione dei rifiuti – edizione 2014, il cui tema era appunto la lotta agli sprechi alimentari e patrocinato l'iniziativa dell'Università di Bologna coordinata dal Professor Segrè " Premio Vivere a spreco zero", un piccolo ma prezioso "Oscar di sostenibilità" sul versante della lotta allo spreco alimentare. Fatta questa analisi e promosse iniziative di sensibilizzazione ho la convinzione che in questa materia sono le famiglie a dover fare la differenza, la rivoluzione deve essere capillare. All'interno delle mura domestiche dobbiamo introdurre un nuovo "comandamento": non sprecare. Ognuno di noi dovrebbe provare a mettere in atto piccoli gesti virtuosi come fare una spesa oculata, cucinare quantità più contenute e cercare di utilizzare nelle ricette i cosiddetti "avanzi" le cose cambierebbero, perché come dico sempre sono i piccoli gesti quotidiani a produrre grandi risultati! *Sottosegretario al Ministero dell'Ambiente