Governo, salta la trattativa sulle riforme

di Gabriele Rizzardi wROMA Il governo chiederà una proroga di 6 mesi per la delega fiscale che contiene la norma del 3% sull'evasione, meglio conosciuta come "salva-Berlusconi". E si allungano un po' anche i tempi della riforma costituzionale ora all'esame della Camera. Il voto finale potrebbe esserci entro la prima settimana di marzo mentre gli emendamenti dovrebbero essere votati entro sabato prossimo. La questione è stata ieri al centro di un nuovo braccio di ferro.Per costringere le opposizioni a ritirare i sub-emendamenti, il capogruppo del Pd alla Camera, Roberto Speranza, ha minacciato di chiedere la seduta fiume, che impedisce la presentazione dei sub-emendamenti. A Montecitorio si è aperta una delicata trattativa che a tarda ora pareva fallita. Poi, è arrivata la schiarita: Forza Italie e Lega hanno ritirato i propri sub emendamenti e, di fatto, hanno rinunciato a fare ostruzionismo. Cosa che non ha convinto nenache un po' i 5 Stelle che hanno condizionato l'eventuale ritiro ad una apertura del Pd su alcuni punti della riforma. A quel punto, Speranza ha proposto in Aula la seduta fiume, cioè una seduta senza interruzione, che rappresenta un escamotage tecnico per aggirare la possibilità per ogni parlamentare di presentare sub-emendamenti all'inizio di ogni seduta. E la proposta, dopo una quasi rissa esplosa tra esponenti di Ncd e Lega, è stata approvata. Quanto alla delega fiscale, doveva essere presentata entro il 20 febbraio ma il termine non sarà rispettato. «La delega fiscale arriverà in Consiglio dei ministri più in là di marzo, probabilmente a maggio» ha detto il viceministro dell'Economia, Luigi Casero.Quando diventerà legge dello Stato? Intervistato da Sky Tg24, Matteo Renzi dà un paio di date: «La prima parte della delega fiscale andrà in discussione nel Consiglio dei ministri del 20 febbraio. La parte del fisco, che riguarda accertamento, riscossione e abuso del diritto, la stiamo studiando. Riflettiamo per evitare che accada una schifezza. Ma dal primo settembre avremo un sistema che funziona...». Perché il rinvio? Stefano Fassina (minoranza Pd) si «rifiuta di pensare che il governo lo usi per condizionare Berlusconi», mentre Tito Di Maggio (Gal) non ha dubbi: «Il ragionamento è costringere Berlusconi a votare la riforma elettorale e la riforma costituzionale per poi fregarlo come ha già fatto con il capo dello Stato». Fantapolitica? Renzi risponde con una alzata di spalle: «Tutti dicono che la delega fiscale salva Berlusconi. Ma Berlusconi con questa vicenda non c'entra niente. Noi vogliamo recuperare l'evasione fiscale». Ma ieri a tenere banco sono state soprattutto le votazioni sul disegno di legge costituzionale. Per rispondere alle proteste dell'opposizione, che ha presentato 3mila sub-emendamenti, la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha concesso 5 minuti in più per ciascun gruppo parlamentare in ogni votazione. La proposta è stata accolta con favore da Roberto Speranza, che ha chiesto all'opposizione il ritiro degli emendamenti ostruzionistici. «Di fronte alla tentazione di porre veti per bloccare le riforme, il Pd non ci sta. Diciamo no e siamo pronti alla più forte battaglia politica in Parlamento». L'ostruzionismo non ha comunque impedito di approvare ieri, con 279 sì e 175 no (Fi, Lega, M5s e Sel) uno dei pilastri della riforma e cioè l'articolo 31 del disegno di legge costituzionale che definisce le nuove competenze dello Stato e delle Regioni. Via libera anche all'articolo 32, che riscrive il nuovo articolo 118 della Costituzione, dal quale scompaiono le Province. ©RIPRODUZIONE RISERVATA