blues tuaregh

di Matteo Marcon Date una chitarra elettrica a un tuareg e vi rivoluzionerà il blues. Provare per credere: sabato sera, al Mame Club. Il protagonista sarà Bombino, al secolo Omara Moctar, nome di spicco del cosiddetto desert rock. Classe 1980, nato in un villaggio del Niger a circa 80 chilometri da Agadez, Bombino negli ultimi tempi è diventato una vera star globale. Il suo ultimo album "Nomad", del 2013, ha ottenuto un consenso unanime. Fraseggi ipnotici, canti che si ispirano alla tradizione berbera e commistioni rock di basso e calabesh: rimanendo fedele alla tradizione Bombino allarga i confini delle sue dune fino all'America e all'Europa. Per registrare questo disco, il terzo, è volato negli Stati Uniti, precisamente a Nashville, nel Tennessee, e si è avvalso della prestigiosa produzione di Dan Auerbach dei Black Keys, re mida del rock a stelle e strisce. Come un vento caldo del sud questo originale sincretismo musicale arriva oggi fino a noi. I brani tribali e psichedelici di Bombino sono la perfetta rappresentazione di quelle vorticose influenze culturali che si sono sviluppate su diverse sponde dell'oceano dando vita al blues. Per apprezzare al meglio il suo stile è necessario soffermarsi su alcune note biografiche. Il soprannome gli fu affibbiato negli anni '90 da Haja Bebe, musicista e attivista del partito Tuareg che lo accolse giovanissimo nella sua band, storpiando la parola italiana "bambino". Ed era, in effetti, ancora un bambino, Omara Moctar, quando fu costretto a scappare dal proprio villaggio e rifugiarsi in Algeria, con in mano una chitarra regalata dai parenti. Iniziò così a imitare i video di Mark Knopfler e Jimi Hendrix che venivano trasmessi in tv. Da adolescente è cresciuto alternando il lavoro di musicista a quello di pastore, nel deserto vicino a Tripoli, in Libia. Acquisendo sempre maggiore fama, durante gli anni 2000, fonda un proprio gruppo, alcuni componenti saranno però uccisi nel corso della seconda ribellione tuareg del 2007. Nel 2009 il regista Ron Wyman rimane incantato dalla musica del suo primo disco e dopo un anno di ricerche lo rintraccia, esiliato, a Ouagadougou nel Burkina Faso: si apre così una nuova strada nel suo cammino eternamente nomade che lo porta fino a noi, sabato sera, al Mame Club. Sabato 7 febbraio al Circolo Mame di Padova (via fra Paolo Sarpi, 48). Biglietti 15 euro, con tessera Arci.