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POZZONOVO Domenica sfortunata per il Pozzonovo di Massimiliano Sabbadin, che cede di misura ai veronesi dell'Oppeano al termine di una gara dalle mille emozioni. Un passo falso pesante per i biancazzurri, che rallentano la corsa ai playoff proprio contro una delle dirette concorrenti. I GOL. Il risultato si sblocca al 17' sugli sviluppi di un calcio di punizione battuto magistralmente dagli ospiti: cross teso di Mattia Facci, «spizzata» di tacco di Alex Montagnani e inzuccata vincente da due passi di Filippo Guccione. Il vantaggio mette le ali all'Oppeano, che manca di un soffio il raddoppio in almeno due circostanze: prima con un piatto sinistro a fil di palo di Mattia Pauletto su splendido assist dello scatenato Montagnani (24') e poi con una capocciata appena alta di Facci su traversone di Andrea Cortese (33'). Da gol mancato a gol subìto: a pochi minuti dall'intervallo il Pozzonovo pareggia; slalom ubriacante di Emanuele Volpara, assist al bacio per Anastasio Marzola e diagonale perfetto all'angolino basso dell'ex centravanti del Rovigo (42'). A far saltare il banco per l'Oppeano è un altro schema su palla inattiva: corner di Facci, torre di testa del solito Montagnani e spaccata vincente da zero metri di Alberto Artuso (59'). PROMOSSI. Tra i padroni di casa pollice alto per Volpara, solita garanzia in mezzo al campo in termini di qualità e quantità. Nelle file veronesi sugli scudi Montagnani e Facci: il primo sempre in grado di creare superiorità numerica, il secondo raffinatissimo in fase di costruzione e di capacità di dettare l'ultimo passaggio. BOCCIATI. Niente insufficienze in una gara giocata con il coltello tra i denti da entrambe le compagini. HANNO DETTO. «L'Oppeano è stato più cinico e ci ha punito su due situazioni di palla da fermo», analizza a caldo mister Sabbadin. «I ragazzi non hanno giocato male e, dopo lo 0-1, erano riusciti a rimettere in piedi l'incontro. Purtroppo però in Eccellenza serve un pizzico di cattiveria in più. Se vogliamo giocarci i playoff fino in fondo, dobbiamo imparare a essere più concreti». Matteo Lunardi