Quirinale: attesa per l'addio di Napolitano Avanti con le riforme

di Gabriele Rizzardi wROMA Ancora un paio di giorni e, dopo la chiusura del semestre europeo a Strasburgo, Giorgio Napolitano lascerà il Qurinale. La data più probabile è quella del 14. Si aprirà così, ufficialmente, la difficile partita della successione al Colle. Da quel momento comincerebbe anche il conto alla rovescia delle riforme: quindici giorni di tempo per incassare il via libera della Camera al ddl costituzionale e del Senato alla legge elettorale. Per quanto riguarda la successione di Napolitano, la lista dei papabili resta sempre la stessa. Matteo Renzi continua tenere coperte le sua carte ma assicura che al quarto scrutinio sarà eletto il nuovo presidente. Quanto ai nomi, in questi giorni cominciano a fiorire le prime "rose". Quella che sarebbe stata sottoposta a Berlusconi tra Natale e Capodanno conta cinque petali: Finocchiaro, Castagnetti, Mattarella, Fassino, Veltroni. Il nome di Romano Prodi, rimesso in pista nei giorni scorsi da Pier Luigi Bersani, rischia di diventare il simbolo del candidato anti– Patto del Nazareno. E non è un caso che gli sponsor del Professore di Bologna vanno dalla minoranza Pd a Sel passando per i dissidenti di Forza Italia che si riconoscono nell'area guidata da Raffaele Fitto. Ed è quindi ragionevole pensare che il nome di Prodi non sarà appoggiato dai fans del Patto. Nel Pd, comunque, c'è chi assicura che i voti per eleggere il successore di Napolitano sono a portata di mano. «I numeri ci sono, è vietato fallire. E se alla maggioranza si aggiunge Forza Italia ci sarebbero sulla carta 700 voti» dice il capogruppo del Pd a Montecitorio Roberto Speranza. Parole che non piacciono ai centristi. Nunzia De Girolamo fa notare che il Nuovo Centrodestra «non ha firmato assegni in bianco a Renzi» mentre Salvatore Torrisi (Ap) rivendica l'«autonomia» del suo gruppo. Fiato sospeso anche per l'approvazione delle riforme. Quella del bicameralismo, al Senato, dovrebbe essere approvata entro il 23 gennaio. Giorno in cui potrebbe giungere anche il sì della Camera all'Italicum. Ci saranno sorprese? Il ddl Boschi è sostenuto da tutto il Pd, o quasi, e dai centristi. Qundi , non dovrebbero esserci intoppi. Sull'Italicum, invece, non tutto è scontato. Il bersaniano Miguel Gotor ha presentato un emendamento che ha raccolto 38 firme di senatori Pd, tra cui 7 che sostengono Renzi. L'emendamento elimina i capilista bloccati nei collegi, dove le preferenze varrebbero per tutti i candidati.Una soluzione che Berlusconi non vuole nemmeno prendere in considerazione ma che piace ai fittiani. Risultato: i bersaniani puntano a un blitz in Aula grazie alle spaccature non solo del Pd ma anche di Fi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA