Province, non si ferma la protesta

ROMA Non chiamateli «inutili allarmismi». Il presidente dell'Unione delle province appoggia le proteste dei dipendenti, i circa 19mila in attesa di capire cosa ne sarà del loro posto di lavoro. Il governo nella legge di stabilità ha introdotto garanzie, ma non bastano a tranquillizzare i lavoratori. Restano occupate le sedi degli enti, da Grosseto ad Arezzo, assemblea permanente a Padova e così in tante città. Martedì è stato fissato l'incontro tra i sindacati e il ministro per gli Affari regionali e le autonomie Maria Carmela Lanzetta per spiegare cosa accadrà nei prossimi anni. «Nella legge - spiega il ministro Lanzetta - si prevede un processo che durerà fino all'aprile del 2019 per completare il ricollocamento dei lavoratori presso le Regioni, i Comuni e le altre amministrazioni pubbliche e continueranno a essere finanziati i contratti dei dipendenti dei centri per l'impiego, in attesa dei decreti di attuazione della delega sul lavoro». Nel frattempo, ha aggiunto Lanzetta, «il processo di attuazione della legge Delrio va avanti». «Abbiamo davanti due anni di tempo per garantire a tutti i dipendenti delle Province e delle Città metropolitane il mantenimento del posto di lavoro e la valorizzazione delle professionalità di questo capitale umano - dice Alessandro Pastacci, presidente dell'Upi -. Ma serve l'impegno di tutti, Stato e Regioni per primi, insieme a Province e Comuni». Resta il problema dei finanziamenti. «Ministri e sottosegretari dicono che "nessuno rimarrà per strada perché il personale in esubero non andrà immediatamente in mobilità ma solo fra due anni" - attacca il presidente della Provincia di Potenza, Nicola Valuzzi (Pd) - nel frattempo gli stipendi saranno garantiti dalle casse delle Province a cui la stessa legge di stabilità sottrae un miliardo di euro nel 2015 e due miliardi nel 2016». Un taglio condannato anche da Pastacci che chiederà un tavolo di lavoro al presidente dell'Anci Piero Fassino e al presidente della conferenza delle Regioni Sergio Chiamparino. Dura la reazione della Regione Lombardia: «Solo ora il governo si accorge del groviglio che ha creato con la legge Delrio - dice l'assessore regionale Massimo Garavaglia -. Denunceremo questa operazione alla Comunità europea, e ci sono gli estremi per il ricorso alla Corte Costituzionale». Critico anche Nichi Vendola: «Le rassicurazioni del governo sono inquietanti: Delrio pensa debbano essere riassorbiti da altri, ma il governo gioca con i soldi degli altri, che però i soldi non li hanno». @mariannabruschi ©RIPRODUZIONE RISERVATA