Comune, "sprechi" per 26 milioni

di Simonetta Zanetti Ventisei milioni di troppo. Tanto ha speso in più il Comune di Padova rispetto ai fabbisogni standard individuati per il 2010. Finalmente, infatti, dopo anni di calcoli e trattative, sono stati resi accessibili (online su Opencivitas) le cifre di spesa per il singolo servizio comunale che lo Stato ritiene giustificate. Queste, sono state quindi messe a confronto, a loro volta, con le spese sostenute sulle singole voci dalle amministrazioni locali. Un sistema rivoluzionario, seppur perfettibile nei calcoli, poiché, d'ora in avanti, dovrebbe riuscire nell'impresa titanica di guidare la spesa delle amministrazioni locali, impedendo sprechi di risorse pubbliche e fornendo, appunto, per la prima volta, uno strumento di potere reale, non tanto al Governo, quanto ai cittadini. D'ora in poi, infatti, i contribuenti potranno controllare come vengono spesi i loro soldi e giudicare l'operato delle amministrazioni locali su dati economici oggettivi. E su questi potranno chiedere l'abbassamento delle tasse locali, con cui, ormai - ridotti i trasferimenti da Roma - i Comuni sono chiamati a finanziarsi. L'analisi Stando alle fredde cifre, nel 2010, il Comune di Padova (214.198 abitanti) ha speso complessivamente 189 milioni (spesa storica su cui, al tempo, si calcolavano i trasferimenti), rispetto ai quasi 163 milioni indicati come fabbisogno standard da Roma. Ad esempio, nei servizi di ufficio tecnico, ha speso 6 milioni più di quanto necessario e addirittura 15 in più nei servizi nel campo dei trasporti. Diversamente, l'amministrazione - al tempo guidata da Flavio Zanonato - risulterebbe particolarmente virtuosa nella gestione dei servizi degli asili nido, con un risparmio di 2,6 milioni. «In realtà - spiega l'ex sindaco Ivo Rossi - in assenza di linee guida precise, i costi sono stati caricati in modo piuttosto soggettivo, al punto da creare delle sperequazioni: per questo, la spesa del 2010 "balla" a seconda delle voci, in modo significativo. Siamo di fronte a un primo passo importantissimo, ma che ancora non rispecchia la gestione della spesa. Credo che le imputazioni di spesa verranno riclassificate in maniera più specifica sui dati del 2013». Con un aggiustamento delle linee guida di compilazione dei questionari. Ad esempio, nel 2010, il Comune ha appesantito la voce "trasporti", imputandovi, oltre ai trasferimenti regionali - che non rappresentano un costo per l'amministrazione - oltre 15 mila euro per il consumo di energia elettrica. Ancora, nelle voci correlate alle spese d'ufficio tecnico, sarebbero stati caricati i costi per il riscaldamento dell'intera macchina comunale, invece di essere "spalmati". Sempre sullo stesso capitolo, hanno pesato anche 932 mila euro con cui il Comune ha partecipato ai lavori di manutenzione del Tribunale. Tra le voci da efficientare, al 2010, quella relativa al costo del personale, iter già avviato con il blocco del turnover: «Mediamente, la nostra amministrazione ha un buon livello di performance» garantisce Rossi. Comune oggi «Abbiamo già tagliato 10 milioni su un bilancio non nostro - sostiene l'assessore al Bilancio Stefano Grigoletto - e, se necessario, continueremo a limare per tenere in piedi i conti: mica faccio fallire il Comune. Il problema, però, è un altro e cioè che il presidente del Consiglio, e sindaco di Firenze, si è già dimenticato da dove viene, ovvero dall'amministrazione comunale. Ma, invece che tagliare gli sprechi del Governo, vuole asciugare le spese dei Comuni. Ecco, se bisogna mettersi tutti in riga, cominciamo da Roma: via partecipate e Comuni sotto i 5 mila abitanti; chiudano Province e Prefetture, dando le deleghe alle questure. E, soprattutto, basta con le deroghe alle assunzioni nel pubblico impiego. Intanto, il Pd non si lamenti se il Comune mette in vendita le quote di partecipazione in Hera svincolate dal patto di sindacato».