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di Filippo Tosatto wVENEZIA Die Hard. Duri a morire i privilegi di una Casta che difende le con le unghie e con i denti le sue prebende, incurante della sofferenza sociale del Paese. Esemplare il caso dei vitalizi erogati agli ex consiglieri regionali di Palazzo Ferro-Fini: 226 assegni per una spesa annuale di 11,2 milioni. Il presidente dell'assemblea del Veneto, Clodovaldo Ruffato, esponente di Ncd, ha presentato un progetto di legge per ridurne l'entità - «Un segnale di sensibilità, doveroso in questa fase difficile per i cittadini» - e i capigruppo di maggioranza e opposizione hanno sottoscritto l'iniziativa. Immediata la rivolta dei beneficiari, che non esitano a fare la voce grossa, minacciando cause di risarcimento a chi osi sforbiciare il loro gruzzolo. È il caso del comunista padovano Severino Galante: docente universitario in quiescenza, già deputato (4.083 euro netti mensili di pensione) e poi consigliere in Regione (2873 euro di vitalizio), ha inviato una lettera polemica a Ruffato ventilando l'apertura di un «contenzioso giuridico» i cui costi «non sarebbero fatti ricadere sulla sola istituzione regionale, artefice di una norma palesemente incostituzionale e illegittima, ma anche personalmente sui singoli consiglieri che fossero temerariamente partecipi della sua attuazione». Guai a chi tocca il tesoretto, insomma. «Non si possono imporre tagli a un diritto costituzionale», sentenzia Aldo Bottin, il presidente dell'associazione degli ex consiglieri, che da circolo di reduci si va trasformando in una trincea irriducibile. Resistere, la parola d'ordine ed ecco spuntare Danilo Riello, il tesoriere del sodalizio: «Mai e poi mai accetteremo questi tagli, colpire la politica significa tornare ai tempi del Duce, lo dico da comunista figlio di un partigiano». Vabbé. Diverso - va detto - l'atteggiamento di altri ex: il veronese Guido Berro (veterano del partito repubblicano) si è dissociato dalla levata di scudi, dichiarandosi favorevole al provvedimento. Vabbè. Oltre un centinaio i politici a riposo che si sono rivolti all'avvocato Maurizio Paniz per tutelare la loro causa ma Ruffato non sembra turbato dalle avvisaglie: «Nessun timore, noi rispettiamo i diritti acquisiti ma quando apprendiamo che la metà degli italiani sopravvive con una pensione inferiore ai mille euro, allora un gesto di responsabilità si impone. Non si tratta di un esproprio, è una misura temporanea, durerà tre anni e il taglio sarà proporzionale all'entità dell'assegno. Non è morale ribellarsi ad un atto di sensibilità, credo che a prevalere debba essere la legge del buonsenso. In ogni caso, il progetto legislativo sarà esaminato giovedì in prima commissione e confido che l'aula lo approvi prima della pausa natalizia». A dargli manforte è il governatore leghista Luca Zaia: «Il Consiglio vada avanti senza guardare in faccia nessuno, viviamo una crisi drammatica che impone scelte radicali. Le resistenze della lobby? Evidentemente, in passato abbiamo eletto un ceto dirigente miope.Mi chiedo cosa aspetti il Parlamento ad abolire tutti i vitalizi: chi fa politica e vuole una pensione deve pagare i contributi come tutti, basta privilegi». Sulla stessa linea la sua futura sfidante, Alessandra Moretti: «Ben venga questa riduzione di spesa, in una congiuntura così difficile per le famiglie e le imprese, la politica deve dare il buon esempio», afferma l'europarlamentare del Pd «occorrono scelte concrete e responsabili nel segno della sobrietà». Dal Governo, infine, si leva la voce di Enrico Zanetti, sottosegretario all'Economia: «Il comportamento fuori da ogni ragionevolezza di alcuni ex consiglieri regionali, con tanto di minacce nemmeno troppo velate, dimostra una volta di più l'opportunità di un cappello costituzionale per blindare tutti gli interventi che possono e devono essere fatti su questo fronte anche con efficacia retroattiva. In tal senso, gli emendamenti di Scelta civica al disegno di legge delle riforme istituzionali rappresentano una occasione irripetibile».