Il piano di Juncker: moltiplicare i miliardi

di Lorenzo Robustelli wSTRASBURGO Mentre Confindustria vede rosa per l'Italia nel 2015, in Europa quelli che dovevano essere 300 miliardi per il piano di investimenti a sostegno di crescita e occupazione sono solo 21, in buona parte già nel bilancio comunitario, ma carichi di ottimismo. Il piano illustrato ieri all'Europarlamento dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker non è stato quello che un cittadino europeo poteva aspettarsi dopo gli annunci di questi mesi, ma, commentano nella maggioranza parlamentare e gli imprenditori, è un punto di partenza, un segno di svolta. Sindacati e sinistre gridano invece alla presa in giro. Fatto indiscutibilmente positivo è che i soldi aggiuntivi che gli Stati vorranno mettere sui progetti che partiranno da giugno del prossimo anno non andranno a pesare sul debito, come chiedeva con forza il governo italiano, che qui segna un punto a suo favore, ammesso che poi i soldi da investire ci siano. A Roma il centro studi della Confindustria ieri ha dato poi il secondo assist della giornata al governo Renzi spiegando che nel quarto trimestre 2014 per il Pil sino ad ora in picchiata «gli indicatori fin qui disponibili suggeriscono una variazione nulla; sarebbe una buona base per la ripartenza a inizio 2015». Secondo gli industriali italiani questo andamento non sarebbe dovuto agli effetti delle riforme, i cui frutti arriveranno fra qualche anno, ma da un clima di "fiducia" dovuto alla volontà del governo di farle davvero. Juncker si è presentato ieri nell'Aula del Parlamento europeo per spiegare che a Bruxelles si sono trovati soli 21 miliardi da mettere sull'annunciato piano per la crescita, ma si conta che possano funzionare da volano nella misure di 1 a 15, ogni euro messo dalla Commissione ne dovrebbe produrre quindici di origine privata. Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, ha accolto il piano con ottimismo: «È necessario e possibile uno choc per la crescita. È il primo passo verso una svolta a favore della crescita e del lavoro. Bisogna andare avanti in fretta per non deludere i cittadini», ha detto ieri a Strasburgo. In sostanza il meccanismo di funzionamento del piano, che le borse hanno accolto con grande freddezza e qualche preoccupazione, sta nel fatto che la parte pubblica si accolla i maggiori rischi finanziari, dando modo ai privati di non esporsi troppo. «Molte cose di questo piano ci convincono», ha annunciato il presidente del gruppo socialdemocratico S&D;, Gianni Pittella, citando in particolare «l'impegno a garantire investimenti rischiosi» e il fatto che «il contributo degli Stati sarà tenuto fuori dalle regole del patto di stabilità», segnale della «flessibilità di cui abbiamo bisogno». «L'aria è cambiata», ha detto con enfasi Pittella, rivendicando che la svolta verso la crescita è «il risultato della nostra battaglia». Critiche al piano sono arrivate dalla co-presidente dei Verdi Monica Frassoni: «Il programma di Juncker promuove grandi infrastrutture e investimenti senza assicurare un vero sostegno all'eco-innovazione», mentre per Bernadette Ségol, segretaria della Federazione europea dei sindacati, la Commissione «si affida ad un miracolo finanziario, come quello dei pani e pesci, non credo che Juncker possa ottenere 315 miliardi stanziandone 21». ©RIPRODUZIONE RISERVATA