«Ma mamma mia quanto è grosso non entra nella foto»

di Diego Zilio wPADOVA La differenza fra la teoria e la pratica? Ecco un bell'esempio: in teoria nessuno sapeva dell'allenamento della nazionale di rugby nella palestra del Forum Wellness Club, in pratica c'era una fila di persone in attesa di una foto con il proprio campione. Sarà che se vedi scendere Martin Castrogiovanni da un pullman è difficile non notarlo. Sarà che poi le voci girano. Sarà che loro, gli azzurri di Jacques Brunel, sono i primi a rendersi disponibili quando qualcuno chiede un autografo. E così, nel corridoio della sala pesi, c'è una mamma che chiede a Kelly Haimona di posare assieme a suo figlio, per poi sbottare: «Maria! È così grosso che non mi sta dentro l'inquadratura». C'è un papà, poco più in là, che accarezza la testa di un bambino, invero abbastanza magrolino, e gli dice affettuoso: «Diventerai anche tu così, un giorno». Loro sono lì che alzano bilancieri stracarichi come se fossero fuscelli. A comandarli è il padovano Giovanni Sanguin, Johnny per gli amici, per oltre vent'anni ai vertici italiani nel lancio del martello prima con la maglia di Assindustria e poi con le Fiamme Oro, dal settembre 2013 preparatore atletico della nazionale: «Volete una foto curiosa con i miei bastardi? Alcuni sono in questa sala, alcuni in quella di là» dice, ma in quel bastardi si sente tutto l'affetto per i suoi uomini. Anche se c'è chi lo fa dannare, «come Leonardo Sarto, che è simpatico senza rendersene conto: è uno che si dimentica le scarpe da una parte e la maglia dall'altra e poi si arrabbia perché non le trova». È stato Johnny a decidere di sequestrare la palestra di via Savelli. «Perché è comoda da raggiungere, visto che alloggiamo al Mantegna, e perché Alessandra Loro, responsabile degli eventi sportivi per il Club, è un'amica». Mentre parla, dietro si nota un uomo con i baffi, alla cyclette, rosso in faccia da far preoccupare: è il Ct Brunel, che pedala come se dovesse vincere il Tour. Nel gruppo, i padovani Marco Bortolami e Leonardo Ghiraldini sono quelli che hanno più gente attorno. «E' stato emozionante» dice il "Ghira", che ora gioca a Leicester, in Inghilterra, «tornare ad allenarmi negli impianti del Petrarca dove sono cresciuto, entrare nello stesso spogliatoio, salutare persone che non vedevo da tempo. A Padova sono tornato una cinquantina di giorni fa, quando è nato mio figlio Giacomo, ma altrimenti non passo spesso. E' bello essere qui».