Maxi evasione, bufera su Juncker

di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES Jean-Claude Juncker lavora a Bruxelles da sei giorni e già la sua credibilità è messa pesantemente in discussione per aver autorizzato, quando era premier del Lussemburgo, accordi segreti con alcune multinazionali che avrebbero permesso di sottrarre centinaia di miliardi ai sistemi fiscali di molti Stati europei. Non una bella cosa per uno che ora fa il presidente della Commissione europea. In piena crisi economica. Dopo mesi di indagini avviate (e già rese note) durante la vecchia Commissione da parte dell'allora responsabile della Concorrenza Joaquin Almunia, ieri la questione è scoppiata perché un gruppo di giornalisti investigativi ha scoperto le carte e le ha pubblicate. Sono 548 documenti che, come spiega il "Consorzio dei giornalisti investigativi", provano che «grazie alla creazione di strutture finanziarie complesse e accordi segreti, approvati dal Tax office del Lussemburgo ai tempi in cui Juncker era primo ministro, molte aziende hanno goduto di regimi fiscali agevolati, o di una vera e propria evasione fiscale facendo perdere miliardi di entrate tributarie ai governi nazionali dei Paesi europei». Era tutto noto, sin da quando Juncker fu candidato alla guida della Commissione dai popolari europei e poi votato da liberali e socialisti, ma ieri Gianni Pittella, presidente dei deputati socialdemocratici al Parlamento europeo ha dovuto ammettere che ora «è in gioco la credibilità» di Juncker. La diga è rotta, non si può più far finta di niente e quasi tutti i partiti politici, tranne i popolari, chiedono che la Commissione riferisca al più presto, e i verdi arrivano a dire che il presidente «o chiarisce la sua posizione o si deve dimettere». Pierre Gramegna, ministro delle Finanze del Lussemburgo sostiene che «abbiamo applicato le regole in conformità con le leggi internazionali» anche se «quello che è legale potrebbe non essere eticamente desiderabile». E dire che sia "etico" concedere, come è stato fatto, a circa trecento società come Ikea, Apple, Fiat, Starbuks, Unicredit, Procter & Gamble, Intesa San Paolo, Finmeccanica di pagare solo l'uno per cento di tasse sui loro guadagni se i soldi li depositavano in Lussemburgo è davvero difficile. Juncker ieri ha cancellato la partecipazione ad un convegno a Bruxelles. Il suo portavoce dice che il presidente «non ostacolerà» il lavoro della commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager che sta proseguendo l'indagine di Almunia, ma rifiuta di rispondere sul ruolo del suo presidente quando era premier. lorenzo@robustelli.eu ©RIPRODUZIONE RISERVATA