«Sesa nella bufera, ora chiarezza»

di Nicola Cesaro wESTE Un'azienda eccellente che spesso si ritaglia le copertine patinate delle riviste di settore, ma che ultimamente ha fatto spesso capolino anche nelle pagine delle cronache giudiziarie e amministrative. Ed è questa frequenza poco onorevole che ha spinto due realtà locali, il comitato Lasciateci Respirare di Monselice e la Lista civica Arcobaleno di Este, a chiedere lumi e chiarimenti ai vertici di Sesa spa, la società estense per i servizi ambientali che per il 51% è di proprietà del Comune di Este. Il primo riferimento delle due associazioni va al recente arresto del dirigente regionale Fabio Fior: «Dall'inchiesta emerge che Sesa avrebbe usufruito dei servigi del dirigente regionale ora agli arresti domiciliari, che in qualità di membro della Commissione tecnica regionale per l'ambiente suggeriva alle imprese, che richiedevano alla Regione autorizzazioni relative alle discariche, di farsi incaricare come collaudatore». Continuano: «In cambio di una sorta di protezione istituzionale, Fior sembra si facesse pagare compensi sproporzionati. Ci chiediamo come mai, qualora l'ipotesi accusatoria risultasse fondata, anziché denunciare questo persistente malaffare una società mista come la Sesa si sottomettesse alle danarose richieste del funzionario pubblico». Lascateci Respirare e civica Arcobaleno tirano poi in ballo l'istruttoria dell'autorità Antitrust avviata in provincia di Rovigo: «Qui Sesa sarebbe accusata di aver formato una sorta di "cartello" con altre tre imprese del settore dei rifiuti per la partecipazione, nel 2013, ad una gara bandita dalla società Ecoambiente Srl che gestisce la raccolta dei rifiuti nel Polesine». Secondo l'accusa le quattro imprese, anziché agire sul piano della concorrenza, si sarebbero messe d'accordo per spartirsi i cosiddetti "lotti geografici", abbassando di poco il prezzo di gara. L'ultima citazione di Sesa in ambito giudiziario, in questo caso in maniera estremamente indiretta, è legata alle vicende di Sandro Rossato, sino al 2005 socio privato di Sesa spa, sottoposto a indagini per gravi reati dal 2000. Spiegano associazione e civica: «Quel signore che ha contribuito a fondare la Sesa è stato arrestato una prima volta nel 2005 per traffico illecito di rifiuti, quindi nel marzo del 2007 ed ora una terza volta lo scorso luglio nel quadro di un operazione contro la famiglia ‘ndranghetista degli Alampi. L'accusa è di aver fondato consorzi e società che fungevano da collegamento tra il sud e il nord del Paese, sempre nel campo dello smaltimento dei rifiuti». Da qui la richiesta al sindaco Giancarlo Piva: «L'amministrazione comunale, che esprime il presidente della società (attualmente Boris Natalino Furlan, ndr) e ben due dei quattro amministratori, deve chiarire in un'assemblea pubblica i dubbi dei residenti sui gravi fatti appena elencati. Chiediamo inoltre che Sesa, in particolare i consiglieri espressione pubblica, informino la cittadinanza sulla gestione degli ultimi due anni in materia di acquisizione di terreni e di realizzazione di impianti di biomassa sparsi ovunque nelle province di Padova e Rovigo». Chiudono i due gruppi: «Noi avevamo offerto la possibilità di indicare il nome di un esperto disponibile gratuitamente. Non siamo stati degnati nemmeno di una risposta. Come mai?». ©RIPRODUZIONE RISERVATA