La sfida all'abusivismo parte dai campi rom

di Alice Ferretti Via Bassette, via Cà Manzoni, via Ferrero, via Mincio, ancora via Mincio, via Peano, via Polveriera, via Querini, via Sette Martiri, ancora via Sette Martiri, via San Giacomo e via Chiesanuova. Gli insediamenti abusivi. Dodici campi nomadi abusivi, sulle strade cittadine, che l'amministrazione comunale ha promesso di sgomberare. Si tratta di insediamenti non autorizzati, su terreni pubblici o privati, alcuni più grandi, come quello di via Bassette a Mortise; altri più piccoli, come quello di via Chiesanuova, dove all'interno vivono decine di rom. Uomini, donne e bambini. La decisione di sgomberare le zone occupate dai nomadi è stata presa dal Bitonci in accordo con gli assessori all'edilizia privata Fabrizio Boron, e all'assessore alla sicurezza e alla polizia municipale Maurizio Saia. Oggi nell'incontro di giunta si dovrà discutere della tempistica di intervento e sulla modalità dello sgombero. Il procedimento funzionerà così: il Comune emette un'ordinanza che impone a chi abbia costruito abusivamente un accampamento di abbattere ogni tipo di edificazione entro 90 giorni. In caso ciò non avvenisse l'amministrazione sarebbe autorizzata ad intervenire. Le realtà di via Bassette. Abbiamo girato la città, per vedere da vicino a fotografare questi insedimenti nomadi abusivi. Tra tutti il campo più difficile da sbaraccare si prospetta quello di via Bassette, a Mortise, il più grande in città. Nato nel 2008, nonostante negli anni sia stato ridimensionato, ad oggi ospita tre grandi nuclei famigliari, tutti appartenenti alla famiglia Seferovic. Una sessantina di persone circa, la maggior parte minori. Una presenza che è diventata sempre più ingombrante per i residenti della zona, che nel tempo hanno presentato lamentele, esposti e anche denunce. «Come siamo obbligati a rispettare le regole noi cittadini dovrebbero rispettarle anche i nomadi. Se non lo fanno è giusto che vengano sgomberati», afferma un residente della zona, che dice di essere arrivato a livelli massimi di sopportazione. «Se io butto l'immondizia in strada mi vengono a sanzionare, perché loro possono farlo?». Dello stesso parere un uomo che è dirimpettaio del campo nomadi: «E' vero che la presenza del campo ci crea qualche problema e che se lo dovessero davvero sgomberare saremmo felici, ma mi chiedo tutti questi rom dove andranno? Si sposteranno di qualche centinaia di metri e si insedieranno là?». L'uomo dice di essere andato personalmente dentro al campo, dove ha voluto parlare con il capo. «Qualche mese fa io e la mia vicina di casa ci siamo fatti coraggio e siamo entrati nell'accampamento. Il problema era che i bambini lanciavano i sassi contro le auto in corsa, soprattutto le nostre mentre uscivamo di casa. Abbiamo invitato i nomadi a stare più attenti ai figli, spiegandogli che sono loro i responsabili. Non so se l'abbiano capito, hanno una cultura molto diversa dalla nostra». Verso Pontevigodarzere. Siamo in via Ferrero. Di medie dimensioni, sorto circa 7 anni fa, il campo si trova in una strada subito dopo la rotonda di Pontevigodarzere. L'accampamento è recintato da un telo verde da cui si scorgono le roulotte parcheggiate all'interno. Dentro ci vivono rom originari della Bosnia. Allo stesso modo di via Bassette, anche in via Ferrero i residenti, qualora l'area, proprio sotto alla tangenziale, venisse sgomberata, si direbbero molto soddisfatti. «E' da anni che aspettiamo questo momento, non ne possiamo più», dice un abitante della via. «Giusto l'altro giorno ho trovato una donna rom che faceva i suoi bisogni di fronte al mio cancello di casa. L'ho mandata via in malo modo ma loro non ci badano alle nostre proteste, fanno come niente fosse». Infuriata anche un'altra residente, confinante proprio con il campo. «Hanno perfino il numero civico e la cassetta della posta. Solo diritti e nessun dovere. La prossima volta voglio rinascere anch'io nomade». Il problema del campo di via Ferrero era stato portato a galla dal Comitato Pontevigodarzere e dal suo portavoce, l'ex tabaccaio Giovanni Marini, il quale aveva sottolineato come nella zona i voti al sindaco Bitonci fossero stati numerosi proprio per la promessa di un futuro sgombero. Lo strano fabbricato. E veniamo a via Chiesanuova 254, dove c'è una situazione un po' diversa. In questo caso non si parla solo di campo ma di vero fabbricato. «Il proprietario della casa è un nomade e lui usa ospitare nel suo giardino roulotte di altri rom di passaggio», dice un abitante nelle vicinanze. L'assessore Boron proprio a riguardo aveva spiegato che si trattava di un "abuso totale", in quanto il proprietario risulterebbe privo di permesso di costruire e l'edificio sorge vicino alla fascia arginale del Brentella, in assenza del parere del Genio civile e di autorizzazione paesaggistica. Non essendoci inoltre nessuna possibilità di rendere l'abuso conforme alle norme, anche in caso di richiesta di sanatoria, la demolizione si prospetta l'unica strada. GUARDA LA FOTOGALLERY E COMMENTA www.mattinopadova.it