La Procura: «Resti in cella Chisso non è in pericolo»

di Roberta De Rossi wVENEZIA Per la Procura di Venezia la vita del detenuto Renato Chisso non è in pericolo, le sue condizioni di salute non sono incompatibili con il carcere e, pertanto, l'ex assessore regionale arrestato il 4 giugno nell'ambito dell'inchiesta "tangenti Mose" può restare nella sua cella a tre brande, nel carcere di Pisa, in attesa dello sviluppo delle indagini. Ieri, i pubblici ministeri Stefano Ancillotto, Stefano Buccini, Paola Tonini e il procuratore aggiunto Carlo Nordio hanno depositato il loro parere negativo all'istanza di scarcerazione presentata dal difensore di Chisso. Forte di una consulenza firmata dai medici Marzilli, Pietrini e Di Paolo dell'Università di Pisa, l'avvocato Antonio Forza sostiene - al contario - che l'ex assessore regionale sia in serio pericolo di vita a causa di una coronaria ancora ostruita dopo l'infarto che l'ha colpito nel 2013. Giovedì, la Procura aveva così incaricato il medico legale Antonello Cirnelli, lo psichiatra Amodeo Sossio, il cardiologo Cosimo Perrone di visitare Chisso. Per i tre medici, le sue condizioni di salute sono compatibili con la detenzione e non rischiano di peggiorare a causa di questa e che, in ogni caso, il carcere di Pisa è dotato di una struttura medica e cardiologica di eccellenza. Quanto poi alla sua situazione psichiatrica, i medici hanno sì riscontrato una "lieve depressione", ritenendola per altro comune alla gran parte delle persone in stato di detenzione. Da qui, il parere negativo alla scarcerazione espresso dalla Procura. La parola finale spetta ora al giudice per le indagini preliminari Antonio Liguori, che avrà cinque giorni per esprimersi: potrà accogliere l'istanza, respingerla oppure ricorrere alla valutazione di un proprio perito. Intanto, il commissario straordinario del Comune di Venezia, Vittorio Zappalorto, ha deliberato la nomina dell'avvocato Fabio Niero nel procedimento che potrebbe «vedere l'Amministrazione nella veste di persona offesa e danneggiata, sia per le risorse che appaiono essere state indebitamente sottratte alla salvaguardia della città sia per il danno all'immagine causato dalla rilevanza mediatica della vicenda». Primo passo per la costituzione di parte civile, nell'inchiesta che oltre alla partita tangenti Mose, riguarda anche l'indagine per finanziamento illecito ai partiti, che vede indagato anche l'ex sindaco Giorgio Orsoni. «Il Comune intende seguire in tutte le sue fasi i vari procedimenti, sia quelli che possono definirsi con patteggiamento, sia quelli che seguiranno il rito ordinario», osserva l'avvocato Niero, «evidenzieremo il danno subito dal Comune, sia all'immagine sia oggettivo, rappresentando sia i cittadini - che hanno ricevuto un danno non indifferente, perché sono stati sottratti soldi alla comunità - sia il prestigio della città, leso dal fatto vi sono stati compiuti reati non indifferenti».