Taglio dei distacchi, in 15 al lavoro

Saranno almeno 15 i dipendenti pubblici che, alla luce del taglio del 50% dei permessi e distacchi sindacali nella pubblica amministrazione varato dal ministro Marianna Madia, dovranno tornare al lavoro. «Per quanto riguarda la Uil, due miei colleghi, entrambi dipendenti del Comune di Padova, dovranno tornare nei rispettivi uffici già nel prossimo mese» sottolinea Stefano Tognazzo. «Per me non è una buona riforma. Si otterrà solo un risparmio teorico visto che lo Stato dovrà pagare al dipendente rientrato la produttività e anche i buoni-pasti». Sulla stessa linea anche il segretario generale sempre della Uil. «È una riforma fasulla dal momento che serve a dare in pasto all'opinione pubblica la falsa immagine che tanta gente ha del sindacato e dell'impiegato fannullone» osserva Nello Cum . La Cisl ha risolto il problema assumendo a proprie spese alcuni dei sindacalisti che sarebbero dovuti tornare a lavorare nei posti lasciati anni addietro. «Nel settore scuola sino ad oggi, in provincia di Padova, abbiamo organizzato il nostro lavoro quotidiano utilizzando sei persone» spiega Nereo Marcon, segretario regionale della categoria. «Due torneranno ad insegnare, mentre altri due saranno assunti all'interno della pianta organica del sindacato guidato da Sabrina Dorio. In fondo per me sarebbe una scelta anche giusta quella che il sindacato si paghi in proprio i rispettivi sindacalisti anche nel pubblico impiego. Ma, a questo punto, sarebbe doveroso aumentare la quota dell'iscrizione». Anche in casa Cgil alcuni sindacalisti dovranno tornare a scuola. Tra questi c'è anche Angelo Zuppardo, che dovrà tornerà al Pertini di Camposampiero. «Più che questa riforma, nel pubblico impiego servirebbe un nuovo modello di rappresentanza sindacale» dice il docente della Cgil. Felice Paduano