«Si era chiusa nel silenzio ma il paese non li odiava»

MESTRINO Fabio Boschetto, nipote della signora Imelda e figlio di Gino, deceduto martedì 12 nella stessa abitazione, ha saputo tardi della scomparsa della zia. «Ero appena stato a casa dei miei ad accompagnare mia madre», racconta, «dopo aver trascorso insieme l'intera mattinata a sbrigare pratiche burocratiche in Comune e in banca, in seguito alla morte di mio padre. Quando siamo rincasati tutto, in verità, sembrava tranquillo». La zia Imelda, invece, aveva deciso di farla finita nel garage dietro la casa, senza che la moglie di Gino, Renata, e il figlio Fabio si accorgessero di nulla. Durante la giornata le auto vengono posteggiate davanti all'abitazione, non nel garage che si trova sul retro della casa. «In queste due settimane non abbiamo più visto la zia e neanche mio cugino Cristiano», prosegue Fabio. «Loro non sono venuti da noi e noi non li abbiamo cercati: in fondo, cosa ci sarebbe stato da dire? Eravamo in preda alla disperazione e al dolore. So che il parroco ha tentato di parlare con loro, ma spesso mi pareva di non averli visti in casa. Avranno preferito allontanarsi qualche giorno. In ogni caso la zia era una persona schiva e ultimamente si era chiusa ancora di più, non parlando molto, non incontrando altre persone. Non credo che il paese abbia colpevolizzato mio cugino: papà era tanto conosciuto, è vero, perché io giocavo a calcio e lui mi seguiva. Poi andava sempre al bar Centrale a prendere il giornale e a bere il caffè, scambiando quattro chiacchiere con i vicini e i paesani, facendo sorridere con le smorfie e gli scherzi i bambini che incontrava passeggiando. Per cui la sua scomparsa ha colpito molto il paese. Ma non mi sembra di aver avvertito odio nei confronti della famiglia di mia zia». Fabio non si sente di aggiungere altro. La famiglia Boschetto esce ulteriormente provata dal dolore ingenerato da una specie di faida, cha ha origini lontane nel tempo. E che si è già portata via due vite. Cristina Salvato