Delrio: «Solo tagli di spesa e nessuna patrimoniale»

Doccia gelata, ieri, per Matteo Renzi. Il premier si è gettato addosso un secchio di acqua a sostegno della lotta alla Sla ed ha "nominato" Roberto Baggio, un suo amico medico che cura appunto la malattia neurodegenerativa e i direttori dei giornali. Anche il governatore veneto Zaia, ha aderito alla campagna con un video nel quale si rovescia addosso una secchiata d'acqua. Zaia ha quindi "nominato" Red Canzian, Alessandro Del Piero e Renzo Rosso. di Andrea Di Stefano wMILANO Chiuso il capitolo del prelievo di solidarietà sulle pensioni d'oro e d'argento il governo riparte dai tagli alla spesa. Sulle pensioni ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio è stato molto chiaro: «A Palazzo Chigi non abbiamo nessuna proposta in questo senso. E siccome decide Palazzo Chigi, cioè Renzi, escludo in maniera categorica che ci saranno interventi», ha detto Graziano Delrio in un'intervista a "Repubblica" facendo esultare Forza Italia che si autoproclama vincitrice essendosi schierata da subito contro il provvedimento. È da escludere, per il sottosegretario, anche l'arrivo di una nuova patrimoniale: «La filosofia di questo governo non è mettere nuove tasse - dice Delrio - semmai rimettere qualcosa nelle tasche degli italiani. Manteniamo la promessa di rendere strutturale il bonus degli 80 euro per chi già ne ha goduto nel 2014», dice il sottosegretario. Sul fronte della manovra, Delrio non anticipa nulla sui numeri: «Aspettiamo la nota di aggiornamento del primo ottobre. Di certo ci saranno i 16 miliardi della spending review». Un'ipotesi giudicata assolutamente irrealistica dall'esponente della minoranza interna del Pd: «Realizzare i 16 miliardi di tagli alla spesa corrente per il 2015 è impossibile. Puntare a raggiungerli, come purtroppo conferma Delrio, vuol dire colpire pesantemente il welfare, scuola, sanità, trasporto locale, pensioni, assistenza e condannare l'Italia a un altro anno di stagnazione. Il governo eviti di replicare l'agenda Monti», tuona Fassina. Ma come si dovrebbe concretizzare la manovra di tagli? Molti puntano sulla pletora di aziende controllate dagli enti locali. Scelta civica ha chiesto al governo un decreto legge, un "Disbosca Italia", che tagli subito 1.500 società degli enti locali che costano allo Stato 26 miliardi. Scelta civica chiede quindi al governo di intervenire per decreto già nel Cdm del 29 agosto, decidendo «il divieto per qualsiasi soggetto pubblico di mantenere partecipazioni in società non quotate nelle quali la presenza complessiva delle amministrazioni sia inferiore al 10% e una soglia complessiva per le nuove partecipazioni al 20%». Al secondo punto vi è l'obbligo di dismettere qualsiasi partecipazione inferiore alle soglie di cui sopra entro sei mesi dall'entrata in vigore del decreto. L'intervento sulle ex municipalizzate, seppur con modalità diverse, trova l'assenso anche dell'Anci: «Siamo favorevoli a un allungamento delle concessioni finalizzato ai processi di privatizzazione o di aggregazione», dice il presidente dell'Anci Piero Fassino. Anche dalla maggioranza parlamentare continua il pressing nei confronti del governo: «Renzi ha dichiarato che non verranno toccate le pensioni, sicuramente quelle che non sono d'oro: dobbiamo dargli fiducia. La legge di stabilità sarà il vero banco di prova per impostare una manovra a sostegno dello sviluppo – dice Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro - tra una settimana il Consiglio dei ministri dovrebbe varare anche le linee guida sulla scuola: vorremmo chiedere, a questo proposito, quale soluzione si intende dare al problema degli insegnanti di "quota 96"». Un avvertimento arriva anche dal segretario della Uil: «Non vorrei correre il rischio di ripercorrere la strada degli ultimi due anni – dice Angeletti - si rinviano le cose da fare e si rastrellano miliardi nei luoghi usuali come pubblici dipendenti e previdenza e, come con Monti, dopo 4-5 mesi si capisce che mancano i soldi, che la ripresa non arriva. ©RIPRODUZIONE RISERVATA