Dalla Stanga alle piazze il boom dell'elemosina

di Silvia Quaranta La questua non va in vacanza, nemmeno ad agosto. Complici la crisi e l'estate mancata, Padova non sembra volersi svuotare dai numerosi disperati che si spartiscono la città e continuano a braccare i cittadini. Il tema è stato, fin da subito, uno dei cavalli di battaglia della giunta Bitonci, che solo qualche settimana fa aveva dichiarato guerra agli «accattoni molesti», annunciando un'ordinanza che ha già suscitato una pioggia di polemiche. L'obiettivo, aveva poi specificato l'assessore alla Sicurezza Maurizio Saia, è «eliminare dal territorio tutti gli elementi di degrado», senza colpire anziani o musicisti. Solo la settimana scorsa, grazie alle segnalazioni dei cittadini, la municipale ha potuto individuarne tre, che vivevano accampati in zona stazione e passavano le giornate chiedendo l'elemosina. I controlli, dicono, sono stati intensificati, ma basta un rapido giro intorno al centro cittadino per appurare che il fenomeno non dà segni di diminuzione. Il numero di persone che chiedono spiccioli, per carità o in cambio di qualcosa, si aggira complessivamente intorno al centinaio. Solo all'incrocio della Stanga, dove da sempre si affollano in gran numero, ci sono una decina tra lavavetri e fiorai. Via Grassi è stabilmente presidiata dai venditori di rose, mentre dall'altro lato del Biri, in via Venezia, c'è quasi sempre una donna, probabilmente nomade, che lava i vetri. Così anche tutte le altre strade che si diramano dall'incrocio, senza eccezioni. Anzi: a volte ce ne sono due sulla stessa strada. Tra le zone periferiche, l'altra più colpita è l'Arcella: percorrendo via Tiziano Aspetti se ne incontrano diversi: nomadi, africani, indiani. A seconda del tratto. In zona San Carlo, il parcheggio del supermercato viene piantonato tutte le mattine da una donna, probabilmente rom, che chiede l'elemosina con insistenza, arrivando a seguire i pochi passanti. Avvicinandosi al centro, si viene fermati anche all'altezza di piazza Mazzini e poi di via Manzoni, a poca distanza da Prato della Valle, dove in questi giorni c'è un uomo di mezza età, con le stampelle. L'altro avamposto è quello dell'ospedale: chi ci lavora o ci passa di frequente lo sa bene, perché la divisione è molto netta. All'ingresso del Policlinico, in via Giustiniani, c'è stabilmente una mendicante, seduta su uno sgabellino. La si vede quasi tutte le mattine, anche in questo periodo. Il chiostro del Giustinianeo, invece, è territorio degli africani. Anche loro chiedono l'elemosina, e in genere presidiano l'ingresso che dà su via Ospedale Civile, dove basta attraversare la strada per incontrare i parcheggiatori abusivi, forse gli unici che nell'ultimo periodo sono realmente diminuiti. Anche le piazze sono piene: soprattutto sotto i portici e dove si accalcano le bancarelle del mercato. Ci sono le anziane che tendono la mano, chiedendo monetine. Sono almeno una per piazza, portano quasi tutte gonne lunghe ed hanno una carnagione olivastra. Alcuni commercianti, che aprono il banco intorno alle 7 di mattina, sostengono di aver visto un autobus che li porta e li scarica in città, la mattina molto presto, per poi riprenderli nel pomeriggio o sera. ©RIPRODUZIONE RISERVATA