Meglio omosessuali che rifatti con il lifting

VENEZIA Siamo soprattutto tolleranti, anche se individualmente non condividiamo certi comportamenti. Ma abbiamo anche forti venature libertarie, che indicano una tendenza al relativismo. Sono principalmente questi gli orientamenti culturali dei nordestini. Attraversiamo un'epoca in cui le certezze tradizionali hanno lasciato uno spazio crescente alla sperimentazione individuale. Analogamente all'esperienza di internet, navighiamo avendo sì una bussola in testa (valori), ma sperimentiamo (comportamenti) vagando qua e là, talvolta senza una meta precisa, alla ricerca di informazioni ed esperienze. In altri termini, i valori hanno visto attenuare progressivamente la capacità di indirizzare i modi di agire delle persone secondo impostazioni preordinate. Lo sfarinamento delle ideologie e degli universi simbolici condivisi hanno dilatato lo spazio della libertà individuali: oggi molti comportamenti, sebbene non condivisibili a livello soggettivo, sono ritenuti comunque ammissibili per gli altri. Così, l'ambivalenza è il tratto caratteristico della nostra cultura e genera due possibili declinazioni: da un lato, può spingere i soggetti a compiere scelte più responsabili e consapevoli; dall'altro, può rendere le persone più indifferenti poiché tutte le scelte diventano giustificabili e accettabili. Come si può intuire, le trasformazioni culturali rappresentano un tema tanto centrale, quanto complesso difficilmente riducibile a un breve sondaggio. Ciò non di meno, Community Media Research con Questlab ha scandagliato gli orientamenti della popolazione nordestina e italiana su un insieme di comportamenti, in alcuni casi border line, che rinviano a dimensioni etiche e morali. Gli esiti complessivi forniscono elementi per una rilettura dei temi della famiglia, della coppia, della natalità e della morte per certi versi inattesi. Molti fra i modi di agire proposti hanno un grado di ammissibilità elevato. La convivenza fra due persone, senza che essa venga istituzionalizzata (sia religiosamente, che civilmente), è ormai largamente accettata nel Nord Est (90,1%; 90,2% in Italia) e racconta della distanza esistente fra il dibattito pubblico sulla famiglia e l'esperienza delle persone. I trentini e gli alto atesini (95,2%) si mostrano più disponibili rispetto ai veneti (89,2%) e ai friulano-giuliani (85,7%). Il ricorrere alla fecondazione artificiale (85,7%; 84,8% in Italia) per avere un figlio è anch'essa ritenuta una pratica largamente ammissibile, per la totalità fra i trentini e alto atesini (100,0%), meno fra i veneti (84,8%) e i friulano-giuliani (83,1%), benché sia una grande maggioranza a sostenerla. Anche la possibilità di richiedere l'eutanasia (75,0%; 75,9% in Italia) incontra accoglienza soprattutto in Trentino Alto Adige (90,0%), ma molto meno in Veneto (77,6%) e in Friuli Venezia Giulia (61,8%). Così come il tema della omosessualità (79,2%; 75,2% in Italia) appare accetto a una parte largamente maggioritaria della popolazione. Ancora una volta sono i trentini e gli alto atesini (90,5%) ad apparire più aperti su questo versante, rispetto a friulano-giuliani (81,6%) e ai veneti (77,4%) che risultano più tiepidi. La stessa pratica dell'aborto (65,8%; 61,0% in Italia), seppure in misura inferiore è ritenuta ammissibile, soprattutto in Trentino Alto Adige (76,2%) piuttosto che in Veneto (67,6%) e in Friuli Venezia Giulia (53,8%). Sottoporsi a lifting per un'esigenza estetica personale nel Nord Est risulta essere un comportamento ammissibile dalla maggioranza degli intervistati (52,0%), mentre analogamente avviene fra il 44,3% degli italiani. In Trentino Alto Adige (60,0%) e in Friuli Venezia Giulia (57,9%) tale opinione è ancor più diffusa, mentre in Veneto (48,4%) raccoglie un consenso decisamente inferiore alla media. Nel contempo, vi sono alcune pratiche che ancora non ottengono una piena cittadinanza. Fare uso di droghe leggere (43,1%; 44,1% in Italia) e ancora meno prostituirsi (26,5%; 27,4% in Italia) non rappresentano condotte legittimate, sebbene vada sottolineato come la loro accettabilità interessi una quota decisamente non marginale fra la popolazione. Ciò non significa che tali comportamenti siano praticati o condivisi totalmente, quanto piuttosto segnalano il grado di accettabilità sociale. Per avere una misura di sintesi di questi orientamenti sono stati creati dei profili che aiutano a individuare i lineamenti culturali della popolazione italiana. Il gruppo prevalente è costituito dai tolleranti (53,7%; 49,2% in Italia) ovvero quanti considerano in prevalenza abbastanza ammissibili i diversi comportamenti proposti. I trentini e gli alto atesini (57,1%) e i veneti (55,2%) paiono più vicini a questo orientamento rispetto ai friulano-giuliani (44,4%). Segue, a distanza, quello dei libertari (29,6%; 28,8% in Italia) che ritengono totalmente legittimati quasi tutti i modi di agire proposti. In questo caso, i residenti in Trentino Alto Adige (38,1%) e in Friuli Venezia Giulia (31,9%) fanno propria questa visione, mentre in Veneto risulta meno diffusa (27,6%). Ben più a distanza incontriamo i severi (6,7%; 12,4% in Italia) e gli intransigenti (10,0%; 9,6% in Italia), rispettivamente quanti valutano abbastanza inammissibili e del tutto inammissibili le azioni sottoposte. Se in Trentino Alto Adige non annoveriamo alcun "intransigente" e pochi "severi" (4,8%), in Friuli Venezia Giulia (13,9% "intransigenti"; 9,7% "severi") e in Veneto (11,2% "intransigenti"; 5,9% "severi") si osserva una maggiore polarizzazione. In generale, i diversi profili evidenziano alcune differenziazioni all'interno del campione ben marcate. Orientamenti tolleranti e libertari sono più diffusi presso le generazioni più giovani, fra i maschi, chi possiede un titolo di studio elevato. In particolare, fra quanti non praticano assiduamente i riti religiosi ed esprimono un'attenzione e una militanza politica. Viceversa, orientamenti culturali segnati da intransigenza e maggiore severità sono evidenziati dalla componente femminile, dalla popolazione più adulta, chi possiede un basso livello d'istruzione. Di più, fra chi è più assiduo nei riti religiosi ed è distante dalla politica. Dunque, la dimensione della morale religiosa e quella dell'appartenenza politica continuano ancora oggi a rappresentare momenti di socializzazione e di elaborazione di criteri utili a navigare in un ambiente sociale fluido e incerto. Daniele Marini Università di Padova Direttore scientifico CMR