Zaia raddoppia: due ospedali da mille posti

di Albino Salmaso Nuovo ospedale: Luca Zaia rilancia, raddoppia e indica al sindaco Bitonci la strada per uscire dal vicolo cieco in cui è cacciato con il suo incomprensibile «no» a Padova Ovest e ai 150 milioni messi in bilancio da palazzo Ferro Fini. La sanità è materia esclusiva della Regione e indietro non si torna, dice il governatore del Veneto. Dopo aver rifatto gli ospedali di Verona, Mestre, Santorso a Vicenza, Bassa padovana, Montebelluna, Castelfranco e Treviso, ora tocca alla città del Santo, le cui strutture risalgono agli anni Sessanta. «A Padova verrà realizzato non solo il nuovo policlinico universitario, centro di eccellenza internazionale per la ricerca biomolecolare in grado di competere con gli Usa, ma si riorganizzerà tutta l'area del Giustinianeo che ingloberà lo Iov-Busonera e l'ospedale S. Antonio destinati alla demolizione. L'obiettivo è far decollare in tempi rapidi le due superstrutture: il policlinico universitario a Padova Ovest con 1000 posti letto in grado di attirare pazienti da tutt'Europa e poi un ospedale con altre mille degenze per la Usl 16 e i malati oncologici. Il Busonera che ospita lo Iov verrà raso al suolo ma la ricerca sui tumori si rafforzerà nelle cliniche rifatte ex novo nel cuore della città», dice il governatore del Veneto. Altro che la «desertificazione» paventata da Bitonci: Zaia è pronto a investire quasi un miliardo di euro su Padova per passare dalla fase industriale a quella della ricerca medica pura, agli xenotrapianti, alla ingegneria biomolecolare. Ce la farà? Il programma è così ambizioso che compete con quello del vescovo Nicolò Giustiniani, che nel Settecento realizzò l'Ospedale Vecchio con l'aiuto della Serenissima, dice un dotto consigliere regionale. Per passare alla storia Zaia deve fare i conti con Bitonci, ma il bracco di ferro in salsa leghista rischia di rinviare sine die un progetto decollato nel 2006. Siamo a Mestre, all'ospedale all'Angelo, realizzato con il project da Mantovani e Coveco sotto la regia di Galan, e Luca Zaia parte dal mandato che il consiglio regionale gli ha affidato il giorno prima per le sue riflessioni: a Padova il nuovo ospedale va realizzato perché ci sono già 150 milioni di euro messi a bilancio. I soldi non si sprecano. Messaggio chiaro e altrettanto secca è la risposta: «Non abbiamo mai abbandonato l'idea del nuovo policlinico, anche se il muro contro muro non serve: la mozione in consiglio regionale nasce da forze politiche che si sono mosse in autonomia e spero che la vicenda non sfoci in contrapposizioni che non gioverebbero alla salute dei veneti, che per me vengono prima di tutto». E il «no» di Bitonci? Nessun litigio, non siamo al bis Bossi-Maroni, Zaia distilla la diplomazia, ma invoca tempi rapidi: «Le questioni poste ragionevolmente dal sindaco sono comprensibili: ci porti le carte con le risultanze dei lavori della sua commissione, sarà mia cura girarle ai tecnici che stanno lavorando da anni sulla questione, e se ci sono scelte tecniche rilevanti non c'è nulla di scandaloso a seguirle, senza posizioni precostituite. Ma credo sia impossibile perché il progetto della nuova Pediatria di Mario Botta si è arenato sui vincoli di rispetto delle mura posti dalla Soprintendenza», dice il presidente del Veneto. Resta il vero nodo: le risorse finanziarie. «Il project non l'ha inventato il Veneto ma non mi pare il caso di utilizzarlo», spiega Zaia, «abbiamo cercato altre strade: nel 2013 la Regione ha chiesto un mutuo alla Bei per coprire l'intero investimento. Si tratta di 570 milioni e il tasso all'1% è un'opportunità rara da cogliere, poi c'è una nostra richiesta al governo perché finanzi la legge ex articolo 20 sull'edilizia ospedaliera. Con orgoglio dico che il consiglio regionale ha messo a bilancio 150 milioni per i prossimi tre anni: la volontà di realizzare il nuovo policlinico resta intatta», conclude Zaia. Il governatore sa che la sua rielezione, nel 2015, rischia di diventare una partita avvelenata se non posa la prima pietra del nuovo ospedale. A palazzo Moroni, sicuri del successo di Rossi, avevano messo la data in calendario. Ma la politica riserva sorprese. Se Renzi con un tweet «licenzia» Letta, Bitonci con il suo «no» rischia di fare lo sgambetto a Zaia. A palazzo Balbi sono ottimisti: come si fa a dire «no» a due ospedali e a un miliardo?