Il Pil regionale cresce dell'1,2% trascinato dalle piccole imprese

di Eleonora Vallin wVENEZIA «Piccolo» torna bello. La risalita del Veneto perde forza ma acquista valore, anche reddituale, grazie all'export e alle piccole e medie imprese manifatturiere. Nel secondo trimestre, stando all'ultimo report di Unioncamere Veneto, la produzione industriale, pur positiva, si «ferma» solo su un +1,2% staccando di oltre due punti percentuali il +3,3% del trimestre precedente. Sale però il fatturato (+4,9% sui primi tre mesi) a favore delle piccole (+1,5%) e medie imprese (+3%) contro le grandi (-0,8%). La dinamica positiva è legata alle vendite oltre confine (-0,2% il dato del mercato Italia), in linea con lo scorso periodo (+4,1%). Anche qui non a favore dei big, che segnano l'unico dato negativo (-0,2%) nelle esportazioni mondiali. Nella produzione, l'exploit è tutto a favore delle microimprese (+4,3%), mentre nelle aziende di più grandi dimensioni l'aumento scende allo 0,7%. Dati questi, suffragati dalla Confartigianato che sottolinea gli skill delle piccole ditte sotto i 9 addetti: qualità, saper fare, personalizzazione, lavorazioni introvabili altrove e 100% made in Italy. «Questi i punti di forza che hanno reso possibile il boom» precisa il presidente Giuseppe Sbalchiero. Grazie anche due condizioni "favorevoli": un processo di selezione drammatico, che ha lasciato in vita solo le migliori in grado oggi di intercettare il rientro delle produzioni in Italia. Ma anche, grazie all'aumento dei produttori di lusso e alta qualità. Purtroppo le previsioni per i prossimi mesi sono negative in tutte le voci, tranne l'export. «Ora il Governo cambi passo per liberare gli imprenditori dalle catene che frenano lo sviluppo» dice Sbalchiero. Anche Fernando Zilio, ai vertici di Unioncamere non cede a un facile ottimismo: «Non ci può essere ripresa senza riforme e soprattutto in presenza di una pressione fiscale che ci eleva a primatisti mondiali». A completare il quadro manca il dato dell'occupazione che segna un lieve aumento dello 0,6% (-1,2% nel trimestre precedente) ma nella media incide il -5,2% delle grandi imprese. Timidi segnali anche nel report mensile di Veneto lavoro che riporta una lieve diminuzione della Cig ma l'aumento dei licenziamenti. Nello specifico: sono diminuite le procedure di crisi (700 aziende contro le 794 del primo semestre 2013) e le ore di Cig ordinaria (10,6 milioni contro i 14,5 di gennaio- giugno 2013) e in deroga (5,3 milioni contro i 9) ma sono 728 contro le 640 dello stesso periodo del 2013 le aziende che hanno avviato licenziamenti collettivi. I lavoratori coinvolti, nel primo semestre, sono 5.735 contro i 5.182 dello stesso periodo dello scorso anno. «Nonostante la nostra azione costante, solida, credibile nei confronti delle aziende e dei lavoratori l'ultimo anno trascorso sta segnando un peggioramento di contesto, principalmente a causa dell'incertezza del quadro normativo e delle risorse finanziarie» ha detto l'assessore Elena Donazzan: «È tempo di riforme».