Acc modello cinese: sforbiciata del 16% al costo del lavoro

di Marcella Corrà wVENEZIA Una giornata intera di trattativa, nella sede della Direzione Lavoro a Mestre, tra i quattro legali che rappresentano l'azienda cinese Wanbao, che vuole comprare l'Acc di Mel, i sindacati provinciali di categoria e le rsu dell'azienda. Una giornata intera per arrivare ad un accordo che sia accettabile per i lavoratori, che salvi lo stabilimento, che limiti i tagli ai posti di lavoro, che non azzeri le garanzie sindacali, frutto di decenni di lotte e di sacrifici. Le premesse non erano buone. Dagli incontri di Roma, al ministero, i sindacati hanno portato ai lavoratori riuniti in assemblea lunedì scorso a Mel, un piano da lacrime e sangue. Erano scesi a Roma per trattare sulle condizioni base: 10 per cento di taglio del costo del lavoro, 450 assunti su 600 dipendenti attuali. Si sono trovati di fronte una proposta molto peggiorativa, con un taglio del costo del lavoro molto alto, con paletti su ferie, assenze per malattie e altri diritti considerati acquisiti. Ieri qualche passo avanti c'è stato, la situazione sembra migliore di quella prospettata negli incontri di Roma. Il costo del lavoro verrà tagliato, questo è certo: ma da una ipotesi del 27 per cento ventilata nei giorni scorsi, si è arrivati ad un 16 per cento alla fine della giornata di trattativa. «Abbiamo cercato di limitare i danni - ammette Mauro Dalla Rosa (Cisl) - e abbiamo anche cercato di ridistribuire i tagli in maniera più equa». Non vuole entrare troppo nei particolari perchè questa mattina quell'accordo raggiunto faticosamente ieri sarà messo nero su bianco e il testo inviato alle rappresentanze sindacali, che si ritroveranno nello stabilimento di Mel dell'Acc. Il passo successivo è andare a spiegare ai lavoratori quali sono i contenuti, e questo avverrà venerdì, prima di ritrovarsi con l'azienda cinese lunedì prossimo a Roma, di nuovo al ministero, forse per la firma definitiva: quella firma che sancisce l'acquisto della Acc di Mel da parte del colosso cinese Wanbao. Non ci sono stati miglioramenti nell'accordo sui numeri di nuovi occupati. Si parte da 300, poi a scaglioni di cinquanta fino ad arrivare ai 450 previsti. I tentativi di aumentare il numero, magari con dei part time non sono andati a buon fine: di part time proprio non si parla. E sul ruolo del sindacato, «ci hanno chiesto di essere garanti dell'accordo, di rispettarlo, di non cambiare le carte in tavola: ma noi della Cisl siamo abituati a comportarci sempre così». «Sono abbastanza soddisfatto di oggi» conclude Dalla Rosa. La trattativa di Mestre è stata seguita con grande apprensione per tutta la giornata sia da parte dei sindacati provinciali, che dei sindaci e degli amministratori locali. Ma anche in Regione se ne è parlato. L'assessore regionale Donazzan ha voluto rispondere, in modo anche energico, a chi ha accusato la Regione di essere lontana dalla partita finale sul futuro dell'Acc: «L'Acc di Mel ha rappresentato e rappresenta il simbolo dell'industria italiana nel settore strategico dell'elettrodomestico, lasciato andare a se stesso, fino a determinarne l'azzeramento. Sono mancate le politiche industriali. Tuttavia la Regione Veneto è stata protagonista e attiva fin quasi al limite delle sue competenze istituzionali. Dobbiamo ricordarci sempre che un anno fa lo stabilimento di Mel era definitivamente chiuso». La Donazzan ricorda tutti gli interventi fatti da quel momento dalla Regione: «Abbiamo praticamente preso per i capelli l'Acc di Mel e gli investitori cinesi solo grazie ad una forte presenza e pressione dei sindaci e della Regione, altrimenti oggi non saremo qui a discutere di un possibile accordo, pur con sacrifici per quanto riguarda i lavoratori, ma saremmo costretti a parlare di chiusura di Mel e di licenziamento di 600 dipendenti».