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di Carlo Mion wVENEZIA C'è un'indagine interna alla Corte dei Conti per scoprire chi, nel 2009, consegna al Consorzio Venezia Nuova, prima di essere pubblica e per essere "ammorbidita", la relazione con la quale il giudice Antonio Mezzera, bocciava l'assegnazione senza gara d'appalto, al consorzio unico, della realizzazione del Mose. Un'indagine che potrebbe mettere in difficoltà qualche appartenente della magistratura contabile. Durante diversi interrogatori e da elementi recuperati dagli investigatori è evidente come il CVN avesse una capacità non indifferente di corrompere appartenenti ad uffici pubblici alla scopo di presentare relazioni e documenti "su misura" al Mose. Basti pensare alle relazioni del Magistrato alle Acque preparate dagli stessi tecnici del Mose. Ritornando alla relazione che già nel 2009 bocciava l'assegnazione al Consorzio Venezia Nuova, va ricordato che questa era stata inviata, in parte, dal WWF alla Banca Europea d'Investimenti (BEI). Lettera che serviva a spiegare come si stava per finanziare un lavoro che non aveva ancora un progetto esecutivo unitario. In quell'anno, il WWF ha prodotto una copiosa documentazione spedita al Ministero dell'Ambiente e alla Direzione Generale dell'Ambiente della CE, che aveva aperto sino al 2008 una procedura di infrazione sulla violazione delle direttive comunitarie Habitat e Uccelli, proprio sostenendo la mancanza sia di un giudizio conclusivo di Valutazione di Impatto Ambientale, che della Valutazione di Incidenza sulla Rete Natura 2000, tutelata dell'Europa (o che almeno dovrebbe essere tutelata dall'Europa). Come è finita lo sappiamo: i soldi dall'Europa sono arrivati, senza VIA e senza progetto esecutivo. La relazione della Corte dei Conti nel 2009 metteva in luce come le procedure seguite per assegnare i lavori di realizzazione del Mose al CVN, erano illegali. Nel paragrafo 3, della relazione "La legislazione per la tutela e la salvaguardia della laguna e della città di Venezia e le sue criticità", a pagina 14, sulla legge 798/1994 (legge speciale per Venezia e sue modifiche che consentirono l'affidamento dei lavori al consorzio unico), si legge: «Tale disposizione risultò, sin dalla sua emanazione, in contrasto, oltre che con i principi generali che il Trattato comunitario detta in materia di concorrenza, anche con la direttiva CEE in materia di procedure e aggiudicazione di appalti di lavori pubblici del 1971, allora vigente. Peraltro, il legislatore sancì la possibilità e non l'obbligo del ricorso a tale forma di affidamento». La Corte dei Conti è poi esplicita nelle conclusioni della relazione. Si legge a pagina 48: «L'obbligo derivante dalle direttive comunitarie del rispetto dei principi di non discriminazione, parità di trattamento, proporzionalità e trasparenza, che si realizza attraverso l'affidamento dei contratti con gare pubbliche, non risulta ancora osservato per una delle opere più significative in corso di realizzazione dallo Stato italiano», il Mose, appunto. La relazione iniziale ora a disposizione di chi sta conducendo l'indagine interna, era anche più severa, ma non è mai stata resa pubblica.