Parco Produttivo all'ultimo atto martedì si vota la liquidazione

Una gran folla ha dato l'addio giovedì ad Egidio Sette, per due mandati consecutivi sindaco di Sant'Elena. Sette si è spento a 85 anni per alcune complicazioni cardiologiche. Era stato primo cittadino per dieci anni, dal 1985 al 1995: in questo arco di tempo si era conquistato la stima e la riconoscenza dei cittadini, che l'hanno sempre incoraggiato e sostenuto. Sentimenti confermati anche quando l'ex sindaco ha tolto la fascia ed è ritornato a essere un normale paesano. Vedovo dopo appena sei anni di matrimonio, non si era più risposato. Dopo il funerale di giovedì, al quale ha presenziato anche una rappresentanza del Comune, la memoria di Sette sarà tenuta viva ancora domenica 3 agosto con una messa. (n.c.) di Nicola Cesaro wMEGLIADINO SAN FIDENZIO Tecnicamente la liquidazione volontaria dà il via alla fase finale della vita aziendale di una società. Ed è proprio questo il passo drastico, ma se non altro non irreversibile, che toccherà la settimana prossima al Parco Produttivo del Fiumicello. Nell'assemblea straordinaria convocata per martedì a Montagnana, infatti, sarà proposta la liquidazione volontaria della società di trasformazione urbana (Stu) nata nel 2007 per proporre interventi di trasformazione urbana ed edilizia nell'area del futuro casello autostradale di Santa Margherita d'Adige. Soci del Parco sono quattro Comuni (Megliadino San Fidenzio, Megliadino San Vitale, Santa Margherita D'Adige e Montagnana), Provincia di Padova, Camera di Commercio e Consorzio Zip. La liquidazione volontaria è quel processo che serve e a rendere "liquido" il patrimonio sociale residuo, a distribuire tale patrimonio tra i soci e a cancellare la società dal Registro delle Imprese. Una sorta di preparazione al "requiem" vero e proprio. Ma come si è arrivati a questo epilogo? La premessa è d'obbligo: il Parco del Fiumicello era nato sotto i migliori auspici (anche se altre società pubbliche scricchiolavano, come Cosecon-Attiva), in un periodo tutto sommato florido per l'economia (la crisi globale è cominciata nel 2008) e parallelamente alle rosee previsioni sull'arrivo di Valdastico Sud e nuova regionale 10, strade che dovevano essere pronte da più di due anni. Il tracollo dell'economia e i ritardi nella realizzazione di questa importante viabilità hanno tolto appetibilità ai terreni gestiti dal Parco, 500 mila metri quadrati (ma con la previsione di raddoppiare e, addirittura, di arrivare a 2,5 milioni) tra Montagnana e Santa Margherita d'Adige. «Ad oggi è stato venduto meno del 20 per cento dei terreni (5-6 lotti, ndc) e dunque la società, che non ha rispettato le previsioni di entrate, è in seria difficoltà», conferma il presidente Daniela Bordin. La Stu deve più di 8 milioni alla banca che ha finanziato l'attività di questi anni. L'anno scorso si è tentato un aumento di capitale, fatto naufragare dai "no" di Montagnana, Provincia e Camera di Commercio. A gennaio era avvenuta anche un'iniezione di liquidità grazie alla Zip e negli ultimi mesi sono stati ridotti i costi di gestione, ma a quanto pare non è bastato. E così il 4 luglio scorso, visto che parte dei soci non ha ravvisato il requisito fondamentale della continuità aziendale, il bilancio non è stato approvato. «Non ci è rimasto che procedere con la liquidazione volontaria», continua la Bordin, erede alla presidenza dopo Giuseppe Mossa, «che è già stata discussa nei vari consigli comunali e che sarà trattata nell'assemblea di martedì. Ricordo che la liquidazione volontaria è un processo reversibile: se riusciremo a vendere lotti e ad avere liquidità, si potrà fare marcia indietro». Ci sarebbe un preliminare di vendita che dovrebbe essere portato a termine entro ottobre, ad esempio, ma è chiaro che non sarà sufficiente a salvare il Parco, soprattutto se si pensa che alcuni importanti acquirenti che si erano dimostrati interessati (tra questi una nota società agroalimentare) si sono già accasati in altre aree produttive padovane. «Non possiamo che confidare nell'arrivo del casello Valdastico e nel prolungamento della nuova Sr 10. Siamo in apprensione, ma è ancora presto per decretare defunta questa società». La richiesta di liquidazione è stata oggetto di aspre polemiche nei consigli comunali dei quattro Comuni, dove le minoranze hanno sottolineato soprattutto il rischio di grosse perdite per le casse pubbliche, e dunque per le tasche dei cittadini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA