«Ho ritrovato l'essenza del mio libro»

PADOVA Quando un romanzo ispira il cinema non è raro che lo scrittore - persino se coinvolto nella sceneggiatura - prenda le distanze dal film o, peggio, gridi allo scempio o lo disconosca come se le immagini non appartenessero in alcun modo alla pagina scritta. Non è il caso di Marco Franzoso, scrittore padovano, autore del romanzo "Il bambino indaco" (Einaudi) dal quale Saverio Costanzo ha tratto il suo ultimo film "Hungry hearts", uno dei tre titoli italiani in Concorso alla 71esima Mostra del Cinema di Venezia, selezionato anche al prossimo Festival di Toronto. Anzi, Franzoso, che pure non ha preso parte alla scrittura del film, si dice entusiasta della trasposizione cinematografica del suo libro, che ha potuto vedere in anteprima qualche mese fa. «Sono rimasto stupito e positivamente colpito dal modo in cui Saverio Costanzo ha fatto proprio il mio lavoro, rispettandolo profondamente» confessa Franzoso. «Mi sono sentito capito da un regista che ha saputo trattare con delicatezza un tema difficile che poteva prestare il fianco a letture cinematografiche ad effetto. Invece Costanzo ha colto l'essenza del libro, lavorando con acume, senza alcuna spettacolarizzazione dei passaggi più rischiosi del racconto. Il risultato è il massimo che potessi aspettarmi». La storia di una giovane coppia costretta ad affrontare una grave crisi che mette a dura prova la vita del loro figlio piccolo da lei considerato speciale - un "bambino indaco" da (de)nutrire con gli elementi più puri che esistono in natura - nel film di Costanzo è ambientata a New York (nel romanzo la cornice del racconto è Padova) e interpretata da Alba Rohrwarcher e Adam Driver. «Le ambientazioni sono diverse» ammette Franzoso «ma le gestione fisica degli spazi, la claustrofobia dell'appartamento e l'intimità dei luoghi sono gli stessi del libro. Anche la scelta delle inquadrature è aderente al senso del racconto così come stupefacente è il percorso degli attori per come sono riusciti a entrare nei personaggi. Già sulla carta e nel nome, Alba Rohrwarcher mi è sembrata perfetta per individuare alcuni aspetti della mia protagonista senza radici, quel senso di nomadismo che traspare dalle pagine. Senza contare la sua esperienza di attrice in altri film che hanno al centro il tema del corpo». La capacità dell'attrice di recitare con il corpo e le sue trasformazioni è stata applaudita proprio a Venezia in "La solitudine dei numeri primi", sempre a firma di Costanzo. Franzoso "benedice" anche il titolo scelto da Costanzo: «Film e libro sono prodotti diversi ed è naturale che al cinema il titolo di un romanzo possa essere più suggestivo: in quella espressione "cuori famelici" si condensano i legami affettivi e le mancanze di cui ho voluto scrivere e che Costanzo ha saputo leggere così intensamente, trasformandoli in immagini». (m.c.)