Fogne tappate e deviate nelle strade di Selvazzano

NOVENTA PADOVANA Spariti dal piccolo boschetto tra via Valmarana e via Roma sei grandi pini marittimi, pericolosi ormai per l'incolumità dai passanti e delle auto in sosta, essendo pencolanti sulla strada e sul parcheggio davanti al municipio. Erano stati piantarti probabilmente intorno agli anni Cinquanta, come consuetudine frequente in quel periodo: solo che i pini marittimi sono privi di robuste e radicate radici, che li rendono fragili e soggetti a cadere sotto la sferzata di forti raffiche di vento. Un paio di pini si affacciavano sul piazzale del municipio, incombendo sulle auto in sosta. Gli altri quattro erano invece rivolti verso via Valmarana: erano talmente alti che gli operai, per sfrondarne la chioma prima di tagliarne il tronco, sono ricorsi a una gru a cestello. Tutto il lavorio di ieri mattina ha attirato l'attenzione degli automobilisti di passaggio e di qualche pedone, oltre che dei negozianti della zona. Nessuno però ha avuto obiezioni: anzi, secondo i titolari dell'edicola e della farmacia, erano pericolosi e rischiavano di cadere. Durante il fortunale di due settimane fa, erano caduti parecchi alberi e rami, mostrando tutta la fragilità delle piante. Un albero, finito in strada da un giardino privato, aveva centrato un'auto posteggiata di fronte alla pizzeria: l'auto era stata acquistata da appena tre giorni e il proprietario si è salvato perché era entrato in pizzeria. «Una prima serie di piante era stata abbattuta oltre un anno fa e le piante sono state sostituite con dei tigli», spiega l'assessore al Verde Fabio Borina, «e questi pini, in base alla perizia degli agronomi, presentavano una carenza di radici principali di ancoraggio e poco spazio a disposizione delle radici stesse, a causa dei lavori stradali. Concause che ne hanno determinato la progressiva, pericolosa inclinazione». Cristina Salvato di Gianni Biasetto wSELVAZZANO Condotte delle acque meteoriche posate a quote diverse da quelle autorizzate e in posizione differente da quella indicata nelle planimetrie presenti in Comune. Addirittura sembra che alcune tubazioni di una rete installata una ventina d'anni fa non abbiano mai scaricato perché ancora tappate. È quanto emerge dalle prime verifiche commissionate dal Comune a un pool di tecnici nelle zone del territorio di Selvazzano dove, durante gli eventi atmosferici dell'ultimo periodo, si sono presentate le maggiori criticità per quanto riguarda il deflusso delle acque. I sondaggi, con l'ausilio di una ditta che esegue scavi, sono in corso a Caselle nelle vie S. Maria Ausiliatrice, Ceresina, Baracca e Galilei. A Tencarola nelle vie Forno e Carnaro e in piazza Vittorio Veneto. A Selvazzano capoluogo in via Scapacchiò. Presto sarà interessato anche il quartiere San Domenico. «Sono anomalie relative a lavori eseguiti un trentennio fa», affermano il sindaco Enoch Soranzo e il consigliere Enzo Negri delegato alla Sicurezza idraulica. «Per questa verifica abbiamo una dotazione di bilancio che dopo l'emendamento presentato nell'ultimo Consiglio comunale supera i 200 mila euro. Laddove si presentano circostanze tali da richiedere interventi urgenti siamo in grado di eseguirli immediatamente. I tecnici e la ditta hanno mandato pieno di eseguire i lavori per evitare di trovarci in futuro nelle condizioni in cui ci siamo trovati i primi di febbraio e con il fortunale dello scorso 7 luglio. I siti dove da una settimana stiamo lavorando ci sono stati segnalati anche dai residenti. L'obiettivo», proseguono gli amministratori, «è quello di rilevare se quanto previsto dalle cartografie in possesso dell'ufficio tecnico corrisponde alla realtà e se le difformità possono essere la causa degli allagamenti. Finora alcuni riscontri ai nostri sospetti li abbiamo avuti. In merito alle condotte che da un primo rilievo sembrano essere cieche, stiamo approfondendo caso per caso. Dobbiamo tenere conto che stiamo lavorando nel sottosuolo, su una rete di scolo delle acque meteoriche che è stata realizzata anni fa e per capire bene la reale situazione serve del tempo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA