Centrale della droga nell'azienda dismessa Blitz con arresti

Doveva scontare un periodo agli arresti domiciliari dopo essere finito tra i 18 arrestati della Squadra mobile nell'ambito dell'operazione sui nomadi di via Longhin. Ma Megaiber Stoiko, 23 anni, non aveva ben compreso il totale divieto di frequentare pregiudicati. Ha continuato senza alcun ritegno a ricevere persone con un "pedigree" niente male nella sua roulotte e dopo un periodo di osservazione la polizia è intervenuta ancora. Gli uomini della Squadra mobile di Marco Calì hanno aggravato la misura detentiva, trasferendolo in carcere. Megaiber Stoiko era finito ai domiciliari nell'ambito dell'operazione denominata "Zingari brillanti". Dopo tre anni di indagini la Squadra mobile di Padova è riuscita a dimostrare che furti e rapine dei nomadi di via Longhin erano colpi ideati da una organizzazione vera e propria. Un gruppo che faceva riferimento ad Antonio Brajdic detto Totti, 27 anni appena. Vecchi e giovani lavoravano per lui. Le successive indagini hanno permesso di scoprire anche il tesoro dei nomadi. Tutti i gioielli rubati erano stati consegnati e monetizzati al Monte dei Pegni di Mestre. Inoltre la polizia ha provveduto al sequestro del terreno comprato a Pontevigodarzere ad un prezzo di 150 mila euro: forti del fatto che il denaro proveniva da attività illecita, sono riusciti a confiscarlo.(e.fer.) di Enrico Ferro Una centrale dello spaccio appena fuori dal centro cittadino, una fabbrica dismessa trasformata in un nascondiglio buono per spacciatori, clandestini e senzatetto. È l'ex Dialbrodo di via Vittorio Veneto 29, tra Paltana e Bassanello. Gli uomini della Squadra mobile di Padova hanno trovato all'interno due spacciatori di eroina. Ne stavano arrestando uno e, casualmente, è arrivato anche il secondo. Il sospetto è che l'area venga utilizzata da più nordafricani come punto di riferimento per la vendita di droga. L'edificio è stato controllato da cima a fondo dalla Squadra cinofili della questura. Il blitz dei poliziotti del vicequestore aggiunto Marco Calì non fa che confermare il degrado che da anni ormai regna in quest'area abbandonata. Il blitz Gli investigatori della Mobile sono entrati nel perimetro dell'azienda abbandonata martedì pomeriggio. In realtà ci sono arrivati dopo aver pedinato Mohamed Alì Samaali, 27 anni, noto spacciatore già arrestato varie volte. L'hanno visto entrare dal cancello principale e addentrarsi nell'area. Il ventisettenne è stato circondato e perquisito: in tasca aveva 12 grammi di eroina. Mentre stavano per ultimare il controllo, all'interno dell'ex Dialbrodo, è arrivato anche Khaled Chabani, 35 anni, anch'egli tunisino con una sfilza di reati alle spalle. Subito è stato bloccato e nel corso della perquisizione sono stati trovati 10 grammi di eroina. Entrambi sono finiti in manette. Area degradata Torna, dunque, il problema legato al degrado all'interno dell'ex Dialbrodo. Si tratta del complesso industriale di 7.425 metri quadrati con un volume di oltre 10 mila metri cubi di proprietà della Dialcos. Fino a una dozzina di anni fa era sede dell'azienda ma da qualche anno è rifugio di senzatetto e sbandati. L'ultimo blitz sanatorio risale al 2008, poi ci sono stati altri interventi massicci con polizia e vigili urbani. Nonostante da settembre del 2005 sia interessato da un piano di lottizzazione approvato dal consiglio comunale, non ci sono novità per la vecchia fabbrica di dadi vegetali. Basta fare due passi all'interno per trovare i segni del bivacco. Quasi tutte le porte e le finestre che consentono l'accesso allo stabile sono state sfondate o scardinate. All'intero sono state create da letto improvvisate, con materassi in mezzo alla sporcizia e tavolini per mangiare. A terra ci sono siringhe, bottigliette di metadone, pezzi di carta stagnola. Un angolo di città in completo abbandono a qualche decina di metri dal semaforo del Bassanello, dagli impianti sportivi della Paltana e dall'argine del jogging. Il sospetto I due arresti della Squadra mobile dimostrano come l'azienda dismessa sia un punto di riferimento per gli spacciatori. I due tunisini arrestati, infatti, non avevano nulla a che fare. Sono arrivati entrambi lì da soli, forse per attendere qualche cliente o semplicemente perché lì dentro avevano allestito una base. Quel che è certo, è che tutto ciò che succede all'interno dell'ex Dialbrodo non è visibile dall'esterno. Gli edifici che un tempo ospitavano l'azienda specializzata nella produzione di dado vegetale sono disposti a ferro di cavallo e offrono un riparo sicuro dagli sguardi degli automobilisti che ogni giorno percorrono via Vittorio Veneto. Non è escluso che ora, dopo il blitz della polizia, quel luogo venga tenuto sotto osservazione per evitare che diventi un punto di ritrovo per spacciatori e tossicodipendenti. Anche ieri mattina alcuni passanti hanno notato la presenza del Nucleo cinofili della questura: i cani antidroga sono stati sguinzagliati alla ricerca di dosi nascoste tra sporcizia ed erbacce. @enricoferro1 ©RIPRODUZIONE RISERVATA