La sfida: dal Rapporto annuale ai Big Data

PADOVA Metamorfosi di una Fondazione. Dal Rapporto di carta, da 15 anni best seller per capire il Nordest, ai Big Data, ovvero l'alba della business intelligence. Si racchiude in questo "salto" l'evoluzione della Fondazione Nord Est. Istituto di ricerca promosso da Confindustria ed enti camerali, al servizio di un'area che, a sei anni dallo scoppio della crisi, non si ritrova più negli stilemi del passato. La sfida: tracciare la rotta nell'era di una globalizzazione compiuta e della rete. Grazie all'aiuto di tutti gli attori-osservatori di questo territorio, chiamati "in causa" in una serie di incontri a porte chiuse: il primo domani. Due i timonieri: Stefano Micelli, l'inventore del «manifatturiero creativo» e direttore scientifico, e Francesco Peghin, imprenditore e presidente. Al centro, la revisione del famoso Rapporto: il quindicesimo, stando all'ordine dei volumi. Il primo per Micelli che lascerà il segno. «Fino a poco tempo fa l'obiettivo era puntato sul presente, sul fotografare ciò che accadeva. Oggi il focus è il futuro», conferma Peghin , «con la proposta di azioni, stimoli progettuali, input orientati alla rifondazione di un modello che non è più trainante, con un orizzonte nazionale e internazionale». La parola chiave è: «concretezza», sulla scia dei Fab Lab. Un network di laboratori lanciati a marzo in 14 Istituti, per dare impulso all'innovazione nel manifatturiero. L'idea, spiega Peghin, «sposa appieno il ruolo immaginato per la Fondazione. Quel percorso mira a importanti ricadute nella formazione e nell'impresa, riportando l'attenzione sul fondamentale ruolo del manifatturiero come motore di crescita». «Vogliamo esser un acceleratore di innovazione» aggiunge Peghin. Sempre più europeo. Che significa: «Prefigurare scenari per un rinnovamento del sistema economico del territorio, costruendo un confronto tra il sistema-Italia e Bruxelles, tra centri di ricerca europei e internazionali». «Ci candidiamo a essere un laboratorio per questo territorio che deve tornare a "trainare" l'economia italiana. È un cantiere sperimentale» chiosa il presidente. Nel breve termine la Fondazione si candida a fornire a imprese e istituzioni scenari utili per uscire dalla crisi. «Per essere playmaker dell'innovazione», afferma il presidente, « la Fondazione ha bisogno di studiare gli "schemi di gioco" da suggerire». Il primo passo sarà appunto un nuovo "Rapporto" con l'ambizione di farlo diventare «lo "schema" base per chi governa i processi di sviluppo e per chi ogni giorno fa impresa». Al momento nessuna novità trapela, ma non si esclude un cambio sia di contenuti sia di forma. Una app, per esempio? La Fondazione ha ben chiara l'importanza della rete: tra gli obiettivi prioritari il potenziamento della presenza sul web. (e.v.)