Pressing Usa: «Basta vittime civili»

TEL AVIV Serve un cessate il fuoco immediato a Gaza, «non vogliamo più vedere civili uccisi». La richiesta, perentoria, arriva dal presidente Usa Barack Obama in un'altra giornata di sangue nella Striscia che ha visto aggravarsi il bilancio dei morti - arrivati ad oltre 550, tra cui di nuovo molti bambini - e dei feriti, oltre 3200. Dopo la strage di Sajaya di due giorni fa, ieri uno degli eventi più tragici è stato un colpo di artiglieria dell'esercito israeliano che ha centrato l'ospedale Al-Aqsa, nella parte centrale della Striscia, con quattro morti. Il conflitto sta diventando sempre più ravvicinato tra le parti, non solo nella Striscia ma anche nella parte israeliana più vicina al confine: l'esercito dello Stato ebraico ha neutralizzato ieri mattina nel Neghev, a poco distanza dal confine con Gaza, un tentativo di infiltrazione attraverso un tunnel da parte di due commando di Hamas nel tentativo di colpire due kibbutz lì vicini. Il bilancio dello scontro a fuoco ha visto, secondo il portavoce militare, dieci miliziani uccisi e quattro soldati morti. Altri tre sono stati invece uccisi a Gaza, dove l'esercito continua la caccia ai tunnel e ai razzi che proseguono a piovere su Israele (quasi 70 a metà pomeriggio, compresa Tel Aviv). In tutto i militari periti nel corso dell'operazione terrestre - sempre secondo la stessa fonte - sono stati 25 contro 150 «terroristi» uccisi. L'esercito ha anche pubblicato fotografie aeree che documenterebbero il lancio di razzi palestinesi dalle immediate vicinanze della Moschea Abu Yan (8 luglio), dell'ospedale Wafa (14 luglio), di un campo da giochi per bambini (14 luglio) e anche del cimitero al-Tuffah (13 luglio). Il ministro della Difesa di Israele, Moshè Yaalon, ha ribadito che l'operazione proseguirà fino a che «non sarà riportata la calma» nel Sud del paese e non ha escluso, se necessario, il richiamo di altri riservisti. Da Gaza il leader di Hamas Ismail Hanyeh ha ribattuto che tutte le fazioni nella Striscia «stanno battendo il nemico e lo attaccano ancora e ancora, sotto terra e per mare». La diplomazia stenta, ma sembra comunque l'unica a poter intervenire per fermare il bagno di sangue. Ieri sera la Casa Bianca, attraverso il portavoce Josh Earnest, ha ribadito la sua linea: è «inaccettabile» che Hamas prenda di mira i civili, ma Israele deve fare di più per evitare vittime civili. Il segretario di stato Usa John Kerry - spedito in gran fretta nella regione da Obama - e il capo dell'Onu Ban Ki-moon sono da stasera al Cairo, dove si stanno muovendo per rendere più accettabile ad Hamas la prima proposta di tregua presentata dall'Egitto, condivisa da Israele e respinta dalla fazione islamica. La cornice è quella indicata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: il «ritorno all'accordo di cessate il fuoco del novembre 2012», durante la prima crisi con la Striscia. Senza dimenticare il leader palestinese Abu Mazen, che nel Qatar sta spingendo nella stessa direzione. Da Gaza invece Hanyeh ha ribadito le richieste di Hamas: «Fine dell'aggressione e la promessa che non sarà ripresa, la rimozione del blocco e il rilascio dei prigionieri arrestati dall'esercito israeliano in Cisgiordania». Nella Striscia la situazione umanitaria è sempre più al collasso: l'Unrwa, l'agenzia dell'Onu per i profughi, ha riferito che ci sono 85mila sfollati. Gli scampati hanno raccontato di «aver visto l'inferno» durante i bombardamenti dell'esercito israeliano. Nello stesso luogo - secondo la tv israeliana - una kamikaze palestinese ha cercato di lanciarsi contro i soldati. In serata, un grattacielo a Gaza è stato colpito dall'artiglieria israeliana con un bilancio di almeno dieci morti, compresi donne e bambini.