«Abbiamo preso la Stalingrado del Nord»

PADOVA «È stata una grandissima vittoria, qui nella Stalingrado del Nord...». Un Massimo Bitonci in grande forma ieri al centro congressi Papa Luciani dove ha parlato al popolo leghista da sindaco vincente, come ha lui stesso sottolineato nel suo intervento, breve ma sufficiente per definire la sua politica forte di un carisma indubbio. Giacca blu e camicia bianca (senza cravatta), il sindaco di Padova ha sottolineato la propria forza in campagna elettorale in una città definita "la Stalingrado del Nord", ovvero una roccaforte comunista senza mezzi termini; ha ribadito con forza la necessità di chiudere ogni guerra interna alla Lega e dunque basta espulsioni e commissariamenti (vicenda che a Padova ha fatto le sue vittime); e infine ha calcato le parole sull'alleanza incondizionata con Luca Zaia (che per un lapsus ha chiamato Luco, ma si è subito corretto). E il patto con Zaia è tanto più importante in questi giorni in cui, sul futuro del nuovo ospedale di Padova, tra sindaco e governatore sembrava essere sceso il gelo. «Noi della Lega siamo una grande famiglia, questa è stata grandissima vittoria», ha spiegato nel suo intervento Bitonci, subito osannato e applaudito dalla sala gremita. E poi, sempre tenendo le mani salde e ferme sui bordi del banco da cui parlava: «Salvini mi ha dato carta bianca in una città di sinistra che ha visto il sindaco Zanonato per tanti anni, una città che è la Stalingrado del nord: ma quando ci si crede veramente, e lo dico con il cuore, e ci si mette alla mattina alla sette a fare i mercati e i bar, si fanno i comizi, anche tre o quattro al giorno...». Bitonci ha ricordato la crescita di consenso in campagna elettorale, per dare una valutazione politica importante alla conquista di Padova: «È una vittoria incredibile che cambia la geografia politica del Veneto, perché dopo Verona abbiamo Padova e io appoggio il nostro governatore Luca Zaia a meno di un anno dalle elezioni regionali». Bitonci in vista dell'appuntamento elettorale veneto, ha ribadito l'esigenza di stare uniti: «Basta polemiche, basta espulsioni e basta commissariamenti: lo dice uno che non ha mai fatto polemiche e lo dico qui a Padova, a casa mia, dico basta! Abbiamo le Regionali davanti e abbiamo il nostro governatore che non è stato sporcato minimamente da un'inchiesta giudiziaria tremenda che ha falcidiato i partiti». E la Lega, dall'inchiesta Mose, ne è uscita pulita, ha detto Bitonci, precisando che anche dalle carte dei giudici si evince che il governatore Zaia è rimasto lontano dai rapporti con le ditte coinvolte nella corruzione. Ancora Bitonci: «Noi abbiamo bisogno di una politica onesta fatta di amministratori e sindaci onesti e questo è il messaggio che dobbiamo dare», per ricordare l'esempio che lui stesso ha voluto dare alla politica leghista non appena nominato sindaco: «Uno dei primi provvedimenti che ho fatto a Padova è stato tagliare le auto blu comunali e ridurre il mio stipendio e della mia giunta, oltre a fare un bilancio comunale che ha previsto il taglio dell'addizionale Irpef», ha ricordato Bitonci, tra un "bravo" e un "grande sindaco" urlati dalla platea. In chiusura d'intervento, Bitonci ha lanciato un ultimo monito al suo partito: «I sindaci della Lega devono fare i sindaci della Lega; non abbiamo bisogno di sindaci della Lega che fanno i democristiani». E con questa suggestione ha chiuso ringraziando i militanti «che non hanno nemmeno un rimborso spese», perché è «questa la vera Lega ed è per loro che ho scelto di fare il sindaco».(le.bar.)