Società modello e gente seria Ambizioni giuste

di STEFANO EDEL A Cittadella gonfiano il petto, giustamente orgogliosi, e sorridono: «Eccoli qua, i campagnoli...». Per non infierire, si trattengono dall'andare oltre, ma non ci vuole molto a capire come vorrebbero completare la frase: « (Campagnoli)... pronti a dare lezioni ai padovani di città». Si trattengono, certo, perché neppure loro si sarebbero mai aspettati di veder sparire il Biancoscudo dal calcio professionistico, azzerando i derby che avevano dato un po' di sale alla rivalità fra le due società, e le rispettive tifoserie, prima in serie C-Lega Pro e poi in B. È successo, però, e le gerarchie ora sono radicalmente cambiate: sotto le Mura quel petto in fuori ci sta tutto, perché il Citta è l'unica realtà di casa nostra a veleggiare nell'elite dell'italico pallone e perché, altro primato incontestabile, è la sola squadra del Triveneto a partecipare al campionato cadetto, ora ridotto a 21 club dopo la cancellazione del Siena, sparito anch'esso per l'impossibilità di far fronte alla montagna di debiti accumulati. In apparenza, dopo la bella serata vissuta al Tombolato, dove vecchi e nuovi giocatori si sono presentati ai tifosi, non ci sembra di cogliere nulla di diverso dal solito clichè granata. In realtà, invece, Gabrielli & C. hanno preso piena coscienza del fatto che, adesso, si guarda alla loro organizzazione e alla loro gestione come ad un modello ancora più convincente, e vincente (perché no?), di prima. Se c'è un aspetto che balza agli occhi, della "filosofia" con cui si lavora, alla vigilia della settima stagione consecutiva in B, è che mai, e poi mai, si fa il passo più lungo della gamba. Concretezza e serietà sono le parole d'ordine, neppure sbandierate troppo per la verità, che scandiscono la quotidianità del presidente, del direttore generale, del segretario e dei vari collaboratori in sede, trasferite poi automaticamente all'allenatore e al suo staff. Non è un caso che, da dieci anni a questa parte, la coppia che fa sempre quadrare i conti sia quella composta da Marchetti e Foscarini: se funziona, perché mai dovremmo cambiarla?, confidava il vice-presidente Giancarlo Pavin. Sacrosante parole. Accennavamo al nuovo ruolo che, d'ora in avanti, ricoprirà un Cittadella irrobustito e arricchito di esperienza, con alcuni innesti mirati a tal fine: l'obiettivo primario, nel solco della tradizione, è giusto che sia e rimanga la salvezza. Magari raggiunta non all'ultima giornata, ma con un discreto margine di anticipo: ecco, sarebbe già un successo da applausi a scena aperta. Eppure, sotto sotto, noi crediamo che le velleità sbandierate dal mister e dai dirigenti - in sostanza, fare di più e di meglio rispetto al passato - possano preludere a qualcosa di diverso: recitare la parte della "sorpresa", ad esempio, o della "mina vagante" del torneo. Così il Tombolato, ogni sabato, potrebbe presentare un colpo d'occhio diverso. Sognare non costa nulla, crederci è già molto di più. In bocca al lupo! ©RIPRODUZIONE RISERVATA